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Feltrinelli

Il club delle lettere segrete – Torta di mele

Il club delle lettere segrete è una storia semplice, fatta di persone buone che ci somigliano.

L’ufficio postale del paese ha le ore contate e la postina, una madre single con tre figli, sta per perdere il lavoro. 

Che fare? Un’anziana signora s’inventa un modo curioso per aiutare l’amica in difficoltà: inviare una lettera senza mittente con l’invito per il destinatario a fare altrettanto. Una sola la clausola: la corrispondenza deve rimanere segreta.

Così il piccolo ufficio postale inizia a rianimarsi e con lui le molteplici vite di quegli abitanti. Con carta e penna, davanti ad un foglio bianco, ognuno mette a nudo fragilità, paure, sogni e rimpianti.

Un sistema in disuso che mi ha riportato indietro nel tempo quando anch’io scrivevo lettere e aspettavo con trepidazione di riceverne. 

Carino, delizioso, delicato. Piano piano non vediamo l’ora di leggere un’altra lettera, di entrare in punta di piedi nella vita di un personaggio.

In una di queste missive una celebre poetessa in incognito ricorda la sua giovinezza fatta di riunioni al circolo del paese e di torte di mele. Basta poco per sentirsi felici…

Se non ero in studio o in aula, ero a casa a infornare torte di mele, leggevo racconti agli anziani della casa di riposo e, durante le sere d’inverno, ricamavo insieme a mia madre. Cominciavo a scrivere la tesi, tenevo lezioni e riuscii perfino a pubblicare una prima raccolta di poesie. Non ricordo il titolo, ma anche se me lo ricordassi mi sarebbe impossibile trovarlo. Spero che sia morto di noia in qualche magazzino, insieme ai suoi uccelli che cantano, i tramonti e gli innamorati che si tengono per mano. Luoghi comuni nero su bianco. Era così che mi sentivo, felice come una Pasqua.

Ángeles Donate, Il club delle lettere segrete, Milano, Feltrinelli editore, 2015.

Il club delle lettere segrete torta di mele

Il club delle lettere segrete – Torta di mele

Di torte di mele ne esistono innumerevoli versioni. La torta che vi propongo è soffice, gustosa, facilmente digeribile e molto semplice da realizzare. Non sembra nemmeno che sia senza glutine, completamente vegetale, senza lattosio, senza burro. Il suo profumo intenso è dato dal limone che con le mele si sposa benissimo. L’olio e la farina di riso la rendono davvero molto leggera, a prova di dieta! Il trucco che la rende così morbida e molto dolce, nonostante la scarsa quantità di zucchero, è dato dal posizionare le fettine di mele in verticale. In questo modo la torta rimane umida e la frutta dona tutto il suo zucchero all’impasto.

Provatela, è deliziosa, vi assicuro!

Ingredienti:

  • 3 mele golden;
  • 200g farina di riso;
  • 50 ml olio di riso;
  • 80g zucchero integrale di canna;
  • 1 yogurt alla soia al limone (o altro gusto o altro yogurt);
  • 120 ml latte soia;
  • 1 bustina di lievito;
  • scorza di limone, succo.

Preparazione:

  • Sbucciate le mele e tagliatele a fettine non troppo sottili e irroratele con di succo di limone, così restano bianche.
  • Frullate lo zucchero insieme allo yogurt, il latte e l’olio per qualche minuto.
  • Aggiungete la scorza di limone, la farina setacciata ed il lievito.
  • Trasferite in uno stampo con carta da forno e adagiatevi in verticale le mele, a raggiera.
  • 180° per almeno 30 minuti.

La Natura Esposta – Calamari fritti

 

Un ex minatore accompagna gratuitamente al confine chi cerca da lontano una vita migliore. Conosce tutto della montagna; ogni suo rumore è ricco di significato e di simboli. Fino a quando la storia dei passaggi senza compenso desta clamore e l’invidia altrui  gli impedisce di restare. Allora cerca il mare, lui che non lo aveva mai visto prima. 

Per caso, trova un lavoro maestoso, delicato e forse scabroso: svelare, ricostruendo, gli organi genitali di un antico crocifisso in marmo. Più che un restauro, intraprenderà un percorso intimo, intriso di un misticismo terreno. Agli occhi di De Luca, la statua non è divina per ciò che rappresenta, ma per la bellezza che emana. L’autore originario aveva cercato di cristallizzare Cristo nella sua umanità carnale – quel corpo di pietra sente freddo, ha spasmi. Ma è il protagonista a svelare questi dettagli in un crescente pathos che raggiunge il culmine proprio nelle ultime pagine. 

È come se tutto il racconto fosse un’unica e sbalorditiva sinestesia. Che il protagonista sia in aperta montagna o in uno stanzino a restaurare, sentiamo ugualmente un silenzio freddo e pieno di luce. La scrittura scarna, schietta ed asciutta di De Luca descrive con incantevole meraviglia la bellezza. E la rende sacra.

calamari

“Per sorridere ci devi pensare?”

Il sorriso è un pensiero, mi sembra. Sorride lei. Stiro gli zigomi, stringo gli occhi, ma non è un sorriso. È la contrazione difensiva della faccia quando scalpello. Faccio sculture, dico. “Gli scultori non sorridono?” chiede sorpresa della mia spiegazione. Mangiamo rotelle di calamari guardando il porto. Le barche oscillano nel vento, fanno un rumore sommesso di funi e di ingranaggi.

Erri De Luca, La Natura Esposta, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 2018

Calamari fritti – La Natura Esposta

La ricetta è davvero molto semplice. Ho preferito non utilizzare pastelle, mi piace sentire la panatura croccante data dalla farina rimacinata.

Ingredienti per 2 persone:

  • 5 calamari di medie dimensioni
  • farina rimacinata di grano duro
  • olio per friggere
  • sale

Preparazione:

  1. Pulite i calamari, privandoli della pelle e della parte interna coriacea.
  2. Tagliateli a rondelle dello spessore di 1 cm e tamponateli con della carta assorbente.
  3. Passateli nella farina, eliminate quella in eccesso. Quando l’olio è ben caldo, friggete i calamari, per qualche minuto fino a quando non diventano dorati. Servite subito.

Sostiene Pereira – Omelette alle erbe aromatiche

Come ne Gli ultimi tre giorni di Pessoa, anche Sostiene Pereira ci conduce per le strade della capitale portoghese: l’elegante Estrela, il caotico Bairro Alto, lo spazioso Terreiro do Paço…

Leggere Tabucchi equivale davvero a passeggiare per le vie di Lisbona, tenendo sottobraccio un libro. 

Pereira ricorda tanto Mersault. L’afa lisbonese – quando non soffia il vento, il sole picchia terribilmente – rimanda alla maccaia de Lo Straniero. Sudano i nostri protagonisti, di un caldo che assopisce la mente. 

In entrambi i casi l’indifferenza che regna per tutto il racconto diventa, nelle ultime pagine, inquietudine, azione, denuncia.

Il Mersault di Camus all’apparenza accetta passivamente gli eventi; il Pereira di Tabucchi sembra invece disinteressarsene, più preoccupato a pensare al proprio passato e alla moglie scomparsa, con la quale dialoga attraverso un ritratto.

La campana di vetro nella quale vive, all’improvviso, s’infrange. Lentamente il nostro pingue giornalista lusitano si accorge che il mondo non ruota nella direzione da lui creduta. Il Lisboa, il giornale di cui è direttore dell’inserto culturale, non risulta apolitico come vuole egli stesso paventare. Al contrario, è saldamente allineato al regime salazarista. Il Portogallo degli anni Trenta sta infatti vivendo violenti sconvolgimenti, che minano diritti e libertà democratiche.

Che fare? Può la cultura essere indipendente dalla società, come Pereira ripete a se stesso pedissequamente? No. La letteratura deve intervenire.

Magari in prima pagina, sostiene Pereira.

omelette

Sostiene Pereira – Omelette alle erbe aromatiche

L’omelette, tipico piatto della cucina francese, viene gustata da Pereira praticamente tutti i giorni nel Café Orquidea. Preparata con erbe aromatiche, la sua omelette è sempre accompagnata da una fresca limonata, con tanto zucchero.

Ingredienti:

  • 4 uova
  • 1 noce di burro
  • erbe aromatiche a piacere (ho usato della maggiorana)
  • un po’ di latte
  • sale
  • pepe

Preparazione:

  1. Sbattete per poco tempo le uova con un po’ di latte. Salate e pepate. Aggiungete le erbe aromatiche a vostro piacimento.
  2. Fate sciogliere una noce di burro in una padella e versatevi il composto.
  3. Lasciate cuocere solo da un lato senza voltarla. Quando è ancora morbida, piegarla in due. Servire l’omelette ben calda.

Come Pereira, anche voi avete un posticino abituale dove mangiate il vostro piatto preferito?

La prosivendola – Cuscus di verdure

 

Geniale La prosivendola.

Capro espiatorio per eccellenza nella letteratura dei giorni nostri, ritroviamo Benjamin Malaussène nel terzo capitolo della saga concepita da Daniel Pennac. Questa volta lavora per le edizioni del Taglione. Si occupa prima di ammansire le ire degli scrittori respinti, poi veste i panni del famoso J.L.B., autore di punta della casa editrice dal nome evocativo.

Con 200 milioni di copie vendute lo scrittore, mai apparso in pubblico, inventa un genere il realismo capitalista, superando l’omologa corrente ottocentesca francese o il verismo italiano. Il tema centrale non ruota soltanto attorno all’ascesa dell’emarginato, ma alla contabilizzazione del suo guadagno. Forse una critica velata di Pennac al bisogno spasmodico, così diffuso, di accumulare denaro. Lo stesso Malaussène, rischiando la vita, si traveste da J.L.B. in cambio di un lauto compenso.

Attorniato immancabilmente da una grande e variegata famiglia, fulcro pulsante della sua identità, veniamo introdotti in un mondo reale al limite dell’inverosimile. Sappiamo tutto di Malaussène, dei suoi umani sentimenti che lo rendono ai nostri occhi irresistibile.

La famiglia, appunto, gli suggerisce di prendere peso per assumere, nel modo più convincente possibile le sembianze di un illustre letterato. In fondo tutti i grandi écrivains avevano qualche chiletto in eccesso.

Il cuscus di Yasmina è la pietanza prescelta per riuscire nell’intento.

Mangia, Benjamin, mangia, figliolo.

-Non ce la faccio più, Amar, grazie, dai, veramente…

-Come, “dai, veramente”?…Vuoi diventare un grande scrittore, sì o no?

-Chiudi il becco Hadouch.

-Perché tutti quelli che si sono fatti un nome nella vostra letteratura di infedeli, i vari Dumas, Balzac, Claudel erano piuttosto ben messi, è vero.

-Simon, chiudi il becco.

-Secondo me, facevano come Ben, si riempivano di cuscus.

-Mo ha ragione, sì, in fondo, a pensarci bene, tutto viene dall’Islam.

-Mi domando se Flaubert sarebbe riuscito a sfornare comare Bovary senza il cuscus…

-Mi volete lasciare un po’ in pace voi tre, sì o no?

-Un’altra porzione, Ben.

-Dai J.L.B., ce n’è ancora un po’.

Pennac, Daniel, La prosivendola, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1991.

Cuscus di verdure

L’ideale per questo cuscus, che profuma di primavera, è utilizzare delle verdure fresche, di stagione.  In alternativa, delle verdure surgelate andranno bene. Per un cuscus vegetale, sconsiglio l’uso della carne.

Ingredienti per 4 persone:

  • 320 g cuscus pronto in 5 minuti
  • 2 cipollotti
  • 3 carote
  • 150 g fave fresche già sgranate
  • 150 g piselli freschi già sgranati
  • 3 carciofi
  • 1 mazzo bietoline
  • 1 scatola pomodoro a pezzetti
  • 300 g spezzatino manzo (facoltativo)
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
  • peperoncino

Pulire e lavare tutte le verdure. Appassire nell’olio i cipollotti tagliati finemente. Far rosolare la carne. Aggiungere il pomodoro, le carote a tocchetti, i piselli, le bietole sminuzzate e il peperoncino (se gradito). Salare. Lasciare cuocere una mezz’ora, quindi unire i carciofi a spicchi e proseguire la cottura. Il condimento del cuscus deve rimanere brodoso. Se necessario, versate di tanto in tanto dell’acqua calda. Preparare il cuscus secondo le modalità riportate sulla confezione. Sgranarlo con olio, inumidirlo con il brodo del condimento e condirlo con parte della verdura. Coprire con un coperchio e far riposare. Servire il cuscus con il restante condimento.

Nostra signora della solitudine – Pandolce genovese

Un giallo, un thriller o forse semplicemente un romanzo di grandi donne è Nostra signora della solitudine.

Madre di un figlio avuto in giovane età, nonché moglie di un autorevole rettore universitario, Carmen Lewis Ávila è una delle scrittrici più famose del Cile. Inspiegabilmente, all’improvviso, scompare.

Spetterà a Rosa, un’investigatrice privata, recuperare le innumerevoli tessere di un puzzle complesso. Andrà a scovarle tra gli unici elementi a sua disposizione: i libri. La verità risiede infatti dischiusa proprio nei romanzi della donna. Soltanto sfogliando quelle pagine, Rosa conoscerà la vera Carmen, fisicamente assente per tutta la durata della storia.

Riga dopo riga, riuscirà a scalare le pareti scabre del disagio della romanziera. Fino a perlustrare gli angoli più reconditi del suo essere.

Perché in fondo le fragilità della protagonista misteriosa sono le stesse di ogni essere umano.

pandolce

Quando Hugo fu uscito, lavai i piatti della colazione, riposi nella credenza il pandolce che non avevamo toccato, i croissant, le ciambelle e i datteri che sono sempre stati la mia rovina, e rimasi stupita della rapidità con cui tornavo a svolgere le mansioni di un tempo, come se non avessi mai smesso di compierle.

Serrano, Marcela, Nuestra Señora de la soledad, Editorial Alfaguara, 1999

 Traduzione Michela Finassi Parolo, Nostra signora della solitudine, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 2003

Nostra signora della solitudine – Pandolce

Non sono molto golosi i nostri personaggi dei libri.

Ma in questo caso il pandolce indicato ne Nostra signora della solitudine è un tipico dolce messicano. Date le feste natalizie, mi sembrava più indicato realizzare quello genovese…

A Genova, il pandolce si mangia tutto l’anno, non solo a Natale. Come saprete esistono due versioni, alto e basso. Il primo ricorda la tradizione, impastato con la pasta madre e cullato da una lenta lievitazione; il secondo è sicuramente più moderno, non per questo meno buono. La mia ricetta del pandolce casalingo è davvero facile, veloce e di sicura realizzazione. È molto leggero perché fatto con olio e lievito bio. Lo zucchero integrale e la farina tipo 2 conferiscono al pandolce un colore ambrato. Potreste usare comodamente una farina 00, uno zucchero bianco, dell’olio di semi e del normale lievito in bustina.

Ingredienti:

  • 300 g farina tipo 2
  • 100 g zucchero integrale
  • 70 ml olio riso
  • 95 ml latte (io ho usato latte soia)
  • 1 uovo
  • 1/2 bustina di lievito bio (bicarbonato e cremor tartaro)
  • 200 g uvetta
  • 50 g pinoli
  • 60 g frutta candita

Preparazione:

  1. In una ciotola mettete la farina a fontana. Aggiungete il lievito, l’uovo, lo zucchero, il latte, l’olio. Impastate velocemente. Far riposare qualche minuto, il tempo di ammollare e infarinare l’uvetta.
  2. Incorporate canditi e frutta secca all’impasto. Su una teglia, disponete un foglio di carta da forno, date una forma tondeggiante di altezza pari a 3 cm circa. Con la parte non affilata di un coltello, incidete la superficie del pandolce disegnando dei rombi.
  3. 180° forno ventilato per 40 minuti.

Qual è il vostro dolce delle feste?