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Einaudi

Crema al cocco | Gabriella Garofano e cannella

 

crema

Prima le polpettine di baccalà, poi i suoi dolcetti, Gabriella non finisce mai di stupirci con le sue ricette. Ecco una crema al cocco delicata e leggera, adatta per ogni occasione.

È il 1925. A Ilhéus, nello stato di Bahia, giungono a piedi dal Sertão persone in cerca di fortuna. Tra loro spicca una ragazza indenne dagli estenuanti giorni di lungo cammino. Con la pelle color cannella che profuma di garofano, Gabriella è di una bellezza sconvolgente e spensierata. La giovane trova impiego come cuoca presso il bar di Nacib il quale, innamorato perso di lei, vorrà presto imbrigliare la semplice genuinità della ragazza e trasformarla in una signora borghese, che non cammina certo scalza per le strade di Ilhéus.

È interessante notare la dialettica uomo-donna nel racconto. C’è la coraggiosa emancipazione di Malvina e l’abnegata sottomissione della madre di lei nei confronti del marito. Gabriella risulta il compromesso tra le due figure, indipendente, ma nel contempo legata all’uomo per il vincolo dell’amore. Amado affronta temi importanti come il diritto di voto per le donne, il femminicidio. Mette velatamente in ridicolo il popolo-folla che considera la femmina una propaggine del maschio.

Questo romanzo corale dà voce a tutti gli individui, facoltosi, meno abbienti, sensitivi, politicanti. Il narratore onnisciente mostra come ognuno di loro vede il mondo e lo interpreta. Tra quelle carovane di personaggi incontriamo vecchi, giovani che abbracciano il progresso e lo criticano. In quel momento nella terra del cacao irrompe il nuovo: si allarga il porto, si creano strade, cambiano usi e costumi.

E in fondo Ilhéus è come Gabriella. Può arrivare il progresso e modificare la città; Nacib può imporre a Gabriella di calzare le scarpe. Ma la forma non cambia la sostanza delle cose. La natura di Gabriella resterà invariata. La gente di Ilhéus anche.

E stavolta Nacib resterà deliziato dalla crema al cocco che ha preparato la sua cuoca venuta dal Sertão. A malincuore si alza da tavola. Sarebbe rimasto volentieri seduto a mangiare, in compagnia della sinuosa Gabriella.

Uscì dal bagno già vestito, Gabriella aveva preparato la colazione con i recipienti fumanti del caffè e del latte. Sulla tovaglia candida, c’erano la crema di latte di cocco, le banane fritte, il pane abbrustolito, la frutta. Gabriella osservava immobile sulla porta della cucina, disse: “Però dovete dirmelo, padrone, che cosa vi piace mangiare”. Ingoiava la crema di cocco, gli occhi brillavano soddisfatti, la gola avrebbe voluto trattenerlo a tavola, ma la curiosità gli metteva fretta, perché era già ora dei funerali. Quella crema era squisita, le banane fritte una meraviglia. Dovette fare uno sforzo di volontà per alzarsi da tavola.

AMADO, Jorge, Gabriela, cravo e canela, São Paulo, Livraria Martins Editora, 1958

Traduzione di Giovanni Passeri, Gabriella, garofano, cannellaTorino, Einaudi, 1989

Crema al cocco

Per questa deliziosa crema al cocco, vi propongo due versioni. La prima ricetta richiama la più classica crema pasticcera. La seconda proposta è più leggera, digeribile, adatta ad una dieta vegana o per chi soffre di intolleranze a uova e latticini. Il latte di cocco è di per sé già dolce. Voi potete aumentare o diminuire le quantità dello zucchero come preferite.

Versione classica

Ingredienti:

  • 4 tuorli d’uovo
  • 100 g zucchero
  • 40 g farina OO ( se desiderate una crema più consistente aumentate la farina a 60 g)
  • mezzo litro di latte di cocco
  • farina di cocco

Preparazione:

  1. Fuori dal fuoco in una casseruola sbattete – con una frusta a mano o con una forchetta- i tuorli con lo zucchero. Assicuratevi che si sciolga bene.
  2. Quindi setacciarvi la farina e amalgamate. Versate gradatamente e a filo il latte intiepidito.
  3. Continuate a mescolare. Mettete la casseruola a fuoco basso/moderato. Appena bolle, fate sobbollire per 3-5 minuti. Versate nelle ciotole, lasciate raffreddare e spolverizzate a piacere della farina di cocco.

Versione VEG

Ingredienti:

  • 50 g amido di mais
  • mezzo litro di latte di cocco
  • 100 g zucchero
  • farina di cocco

In una casseruola fuori dal fuoco mischiate lo zucchero con l’amido. Versarvi il latte freddo o a temperatura ambiente, avendo cura di sciogliere completamente l’amido. Quindi mettete sul fuoco e portate ad ebollizione per qualche minuto, giusto il tempo che si rapprenda la crema. Versate nelle ciotole, fate raffreddare e spolverizzate a piacere della farina di cocco.

Dolcetti brasiliani al cocco | Gabriella garofano e cannella

 

cocco

È il 1925. A Ilhéus, nello stato di Bahia, giungono a piedi dal Sertão persone in cerca di fortuna. Tra loro spicca una ragazza indenne dagli estenuanti giorni di lungo cammino. Con la pelle color cannella che profuma di garofano, Gabriella è di una bellezza sconvolgente e spensierata. La giovane trova impiego come cuoca presso il bar di Nacib il quale, innamorato perso di lei, vorrà presto imbrigliare la semplice genuinità della ragazza e trasformarla in una signora borghese, che non cammina certo scalza per le strade di Ilhéus.

È interessante notare la dialettica uomo-donna nel racconto. C’è la coraggiosa emancipazione di Malvina e l’abnegata sottomissione della madre di lei nei confronti del marito. Gabriella risulta il compromesso tra le due figure, indipendente, ma nel contempo legata all’uomo per il vincolo dell’amore. Amado affronta temi importanti come il diritto di voto per le donne, il femminicidio. Mette velatamente in ridicolo il popolo-folla che considera la femmina una propaggine del maschio.

Questo romanzo corale dà voce a tutti gli individui, facoltosi, meno abbienti, sensitivi, politicanti. Il narratore onnisciente mostra come ognuno di loro vede il mondo e lo interpreta. Tra quelle carovane di personaggi incontriamo vecchi, giovani che abbracciano il progresso e lo criticano. In quel momento nella terra del cacao irrompe il nuovo: si allarga il porto, si creano strade, cambiano usi e costumi.

E in fondo Ilhéus è come Gabriella. Può arrivare il progresso e modificare la città; Nacib può imporre a Gabriella di calzare le scarpe. Ma la forma non cambia la sostanza delle cose. La natura di Gabriella resterà invariata. La gente di Ilhéus anche.

Cuoca eccelsa, Gabriella, oltre alle polpettine di baccalà, prepara anche delle deliziose palline di cocco.

 Un assortito campionario di bevande, gelati per le famiglie all’ora della passeggiata pomeridiana lungo il nuovo viale sulla spiaggia, e all’ora dell’uscita dai cinema, e più di ogni altra cosa, salatini e dolcetti per l’ora dell’aperitivo. Un dettaglio apparentemente senza importanza: gli acarajés, gli abarás, le polpettine di manioca e tapioca, i gamberetti freddi, i filetti di baccalà, i dolci di cocco, di granoturco. 

AMADO, Jorge, Gabriela, cravo e canela, São Paulo, Livraria Martins Editora, 1958

Traduzione di Giovanni Passeri, Gabriella, garofano, cannella, Torino, Einaudi, 1989

Dolcetti brasiliani al cocco

 

Queste graziose palline al cocco sono una via di mezzo tra i Brigadeiro al cacao e i Beijinho al cocco. Entrambi vengono preparati con il latte condensato, ma i primi sono totalmente al cioccolato, i secondi sono bianchi perché ripassati nel cocco. Ancora più golosi!

Ingredienti:

  • 400 ml latte condensato
  • 6-8 cucchiai farina di cocco
  • 2 cucchiai di burro o margarina
  • 3 cucchiai di cacao amaro in polvere

Preparazione:

  1. In una casseruola versate il cacao amaro, il latte condensato e 4 cucchiai di cocco grattugiato.
  2. Amalgamate gli ingredienti qualche istante, quindi mettete sul fuoco a fiamma bassa insieme al burro. Mescolate con un cucchiaio per una decina di minuti.
  3. Lasciate raffreddare, così il composto si addenserà per bene e sarà più facile lavorarlo. Con le mani date la forma di palline e rotolarle nel restante cocco. Se l’impasto risultasse ancora eccessivamente morbido, aggiungete dell’altra farina di cocco. 
  4. Fate riposare in frigorifero.

Orata al forno | Mi fido di te

 

orata

Maschio, spregiudicato in giacca e cravatta, con una particolarità: ha gli occhi di colori diversi. Questa caratteristica ci riporta alla mente il gatto persiano nel film “Il Divo” di Paolo Sorrentino o il diavolo di Bulgakov ne “Il Maestro e Margherita”. Nell’immaginario l’eterocromia oculare rappresenta il male. Leggende metropolitane a parte, Gigi Vianello non segue la retta via, poiché questa non porterebbe certo soldi facili. Lui vuole diventare ricco. E in fretta.

L’indole dannatamente ambiziosa gli permette di realizzare il suo obiettivo con il minor sforzo, spacciando ecstasy nelle discoteche più chic. Durante una serata redditizia, un incontro non previsto incrinerà la sua vita abituale. Per non rinunciare all’agiatezza illegalmente acquisita, fugge a Cagliari. Qui rileva un ristorante di lusso per coprire gli incassi derivati dai traffici di cibo avariato. Avido, apatico calcolatore privo di scrupoli, sembra uscire indenne da ogni illecito. Poi una sera, ad una festa, pecca di onnipotenza e commette una leggerezza. Riuscirà a farla franca anche questa volta?

Sfogliando le pagine scritte a quattro mani da Abate e Carlotto, non ci assale la fame, ma una sensazione sgradevole di nausea. Percepiamo l’odore acre del cibo scaduto e un senso di ripugnanza nei confronti di questo personaggio.

Nel ristorante di sua proprietà, pranza al solito tavolo vicino alla cassa, così da controllare meglio gli introiti. Gusta un’orata freschissima, accompagnata da una pregiata bottiglia di acqua frizzante svizzera. Nel frattempo medita, con la coscienza immacolata, ai prossimi affari.

 Riempii nuovamente il bicchiere di acqua scozzese, lo alzai al cielo quasi per mimare un brindisi. Un sorso, uno schiocco di lingua sul palato. Ora ero pronto a mangiare l’orata rigorosamente pescata in mare, soddisfatto dell’affare che già prendeva corpo secondo metodi collaudati. 

Abate, Francesco, Carlotto, Massimo, Mi fido di te, Torino, Einaudi stile libero big, 2007

Orata al forno

L’orata al forno è un piatto gustoso, semplice e di veloce realizzazione! Per altre ricette di pesce clicca qui

Ingredienti:

  • un’orata di media grandezza
  • alloro
  • salvia
  • rosmarino
  • bacche di ginepro
  • 1 limone
  • sale fino
  • olio extra vergine
  • patate a piacere

Preparazione:

  1. Pulite e squamate l’orata. In una teglia versate un dito di acqua. Stendete un foglio di carta da forno, bagnato e strizzato che dovrà misurare il doppio della teglia. La parte in eccesso infatti andrà a ricoprire l’orata.
  2. Oliate la carta da forno. Adagiate l’orata e inserite all’interno una foglia di alloro, salvia, un rametto di rosmarino, qualche bacca di ginepro, una spolverata di sale e una fetta di limone.
  3. Decorate la superficie dell’orata con gli stessi aromi e un filo d’olio. Chiudete l’orata con il foglio di carta da forno. 180° per 40 minuti circa forno statico. Se gradite, potete accompagnare l’orata con un contorno di patate al forno, profumate con alloro, salvia, sale, pepe e un filo d’olio.

Polpettine di baccalà | Gabriella garofano e cannella

 

baccalà

È il 1925. A Ilhéus, nello stato di Bahia, giungono a piedi dal Sertão persone in cerca di fortuna. Tra loro spicca una ragazza indenne dagli estenuanti giorni di lungo cammino. Con la pelle color cannella che profuma di garofano, Gabriella è di una bellezza sconvolgente e spensierata. La giovane trova impiego come cuoca presso il bar di Nacib il quale, innamorato perso di lei, vorrà presto imbrigliare la semplice genuinità della ragazza e trasformarla in una signora borghese, che non cammina certo scalza per le strade di Ilhéus.

È interessante notare la dialettica uomo-donna nel racconto. C’è la coraggiosa emancipazione di Malvina e l’abnegata sottomissione della madre di lei nei confronti del marito. Gabriella risulta il compromesso tra le due figure, indipendente, ma nel contempo legata all’uomo per il vincolo dell’amore. Amado affronta temi importanti come il diritto di voto per le donne, il femminicidio. Mette velatamente in ridicolo il popolo-folla che considera la femmina una propaggine del maschio.

Questo romanzo corale dà voce a tutti gli individui, facoltosi, meno abbienti, sensitivi, politicanti. Il narratore onnisciente mostra come ognuno di loro vede il mondo e lo interpreta. Tra quelle carovane di personaggi incontriamo vecchi, giovani che abbracciano il progresso e lo criticano. In quel momento nella terra del cacao irrompe il nuovo: si allarga il porto, si creano strade, cambiano usi e costumi.

E in fondo Ilhéus è come Gabriella. Può arrivare il progresso e modificare la città; Nacib può imporre a Gabriella di calzare le scarpe. Ma la forma non cambia la sostanza delle cose. La natura di Gabriella resterà invariata. La gente di Ilhéus anche.

Le mani di Gabriella realizzano prelibatezze di ogni tipo, allietando i palati di Nacib e della cittadinanza. La mia attenzione è ricaduta sulle polpettine di baccalà, cucinate secondo una mia abituale ricetta, semplice ma gustosa.

Gabriella preparava enormi vassoi di dolci. Un altro vassoio, ancora più enorme, di salatini assortiti, di polpettine di baccalà. Il piccolo Tuìsca, fumando un mozzicone di sigaretta, aspettava raccontando le chiacchiere del bar, i pettegolezzi, le notizie che maggiormente lo avevano colpito: le dieci paia di scarpe di Mundinho Falcão, la partita di calcio sulla spiaggia, il furto in un magazzino di tessuti, l’annuncio del prossimo arrivo del Grande circo balcanico con elefante e giraffa, un cammello, leoni e tigri.

AMADO, Jorge, Gabriela, cravo e canela, São Paulo, Livraria Martins Editora, 1958

Traduzione di Giovanni Passeri, Gabriella, garofano, cannella, Torino, Einaudi, 1989

 

Polpettine di baccalà

 

Ingredienti: 

  • 1 filetto di baccalà (o anche del merluzzo fresco)
  • 3 patate di media grandezza
  • 2 zucchine
  • 1 scalogno
  • parmigiano
  • prezzemolo
  • timo
  • pangrattato
  • sale e pepe
  1. Dopo averlo privato della pelle, mettete in ammollo il filetto di baccalà per 3 giorni, avendo cura di cambiare l’acqua una volta al dì. Scolatelo e tamponatelo con carta assorbente. Eliminate le eventuali lische.
  2. Tritate lo scalogno e fatelo appassire in padella con un filo d’olio e timo. Tagliate a tocchetti le verdure e saltatele. Aggiungete il baccalà. Aggiustate di pepe e sale se necessario.
  3. A cottura ultimata, in una ciotola sbriciolate il baccalà e le verdure con i rebbi di una forchetta. Aggiungete il prezzemolo sminuzzato, qualche cucchiaio di parmigiano. Formate delle polpettine. Passatele nel pangrattato e riponetele sulla teglia con carta da forno. 180º gradi in forno ventilato, 20 minuti da ogni parte, fino a quando diventano dorate.