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Stoner John Williams – Focaccia di farina gialla

Caro William, perdona la confidenza. Forse dovrei chiamarti Mr. Stoner, come fanno i tuoi studenti. Ma siccome ho assistito impotente a tutta la tua vita, è come se ci conoscessimo da sempre. O almeno, io conosco te.

Sai, è stato insolito. Generalmente quando amo un libro, divoro affamata le pagine, una dopo l’altra, con una furia tale che mi sazio solo quando l’ho finito. Con te no. Ho dovuto chiuderti, rosicchiarti qualche pagina e poi richiuderti ancora. Troppa era la rabbia che mi assaliva, troppi i perché. 

Perché non l’hai lasciata quella megera di tua moglie, Edith? E megera è l’impropero più gentile che mi sia venuto in mente. Ha combattuto contro di te una guerra spietata, perché era troppo debole per sconvolgere se stessa. Ci vuole molto più forza a scavarsi dentro che ad incolpare chi è attorno a noi. E ancora: perché non ti sei ribellato contro le vessazioni di Lomax, contro il mormorio allusivo degli studenti nei confronti di una meritata felicità? Avrei voluto che tu lottassi per tenertela stretta, questa felicità; invece vi hai rinunciato e ti sei arreso. Chissà quale era il vero peso che portavi sulle spalle, che te le ha incurvate fino a raggomitolarti nella tua triste rassegnazione.  

Non sono d’accordo quando dicono che la tua vita è stata insignificante. È stata ingiusta, perché meritavi molto di più. In fondo non bisogna per forza avere successo per significare. Semplicemente, non sei riuscito ad esprimerti compiutamente in questa vita. La passione per la letteratura, l’amore per il tuo lavoro, è forse poco? Questo mondo non era pronto ad accoglierti, a capire la tua sensibilità

Ecco, ti scrivo per dirti che, assieme a migliaia di persone, ti capisco.

D’altronde, però, se anche una virgola della tua dolorosa e travagliata esistenza fosse stata diversa, non so se ti avremmo amato così tanto. E con te la penna di chi ti ha reso immortale.

Stoner

Stoner John Williams – Focaccia di granoturco

Stoner ha vent’anni ed è appena arrivato a Columbia. Lo aspetta un’accoglienza gelida di lontani parenti i quali, per cortesia, gli offrono una focaccia di granoturco.

Era la prima volta che incontrava i Foote e gli sembrava strano presentarsi da loro così tardi.

Lo salutarono con un cenno del capo, studiandolo attentamente. Dopo un istante, durante il quale Stoner, molto a disagio, rimase sulla porta, Jim Foote lo fece accomodare in un salottino pieno zeppo di mobili e chincaglierie che baluginavano appena nel buio. Non si sedette.

“Hai cenato ?”, chiese Forte.

“No, signore”, rispose Stoner.

Mrs Foote gli accennò di seguirla e si avviò felpata in corridoio. Stoner la seguì lungo varie stanze fino alla cucina, dove lei lo fece sedere ad un tavolo. Poi gli mise davanti una brocca di latte e alcune fette di focaccia di granoturco. Stoner sorseggiò un po’ di latte, ma avendo la bocca secca per l’agitazione, non toccò la focaccia.

John Williams, Stoner, Roma, Fazi Editore, 2012.

Ingredienti:

  • 250 g farina 00
  • 150 g farina mais
  • 250 – 280 ml acqua tiepida
  • una bustina di lievito di birra disidratato
  • un cucchiaino sale
  • 5 cucchiai di olio extra vergine

Preparazione:

  1. Setacciate le farine, disporle a fontana. Sciogliete il lievito nell’acqua tiepida, versate l’olio.
  2. Iniziate ad impastare. Solo in un secondo momento, aggiungete il sale.
  3. Dividete l’impasto in due teglie, precedentemente oleate (in alternativa coperte di carta da forno). Lasciate lievitare per almeno un’ora.
  4. Oleate la superficie, cospargendo di sale grosso.
  5. Infornate a forno caldo 180º per 30 minuti.

Acciughe fritte | Non so

Fidanzato dai tempi dell’università, Mario sposa Giulia, la donna che ama. Questa è la sua unica certezza, tutto il resto lo ignora. Non sa che un rapporto di coppia, per lo più suggellato dalla nascita di un figlio, impone responsabilità, doveri. Si ritrova marito e padre catapultato dalla forza, per lui impetuosa, degli eventi. Spaesato, vive terrorizzato il passaggio all’età adulta, guardando con nostalgia l’adolescenza felice a casa dei genitori, fatta di viaggi, di dischi, di libertà. Un momento tragico lo costringerà a guardare allo specchio la sua naturale metamorfosi.

È un romanzo di formazione, in gergo Bildungsroman, dei giorni nostri. Con un sorriso, Licalzi ci rende testimoni della crescita di questo Parsifal moderno, Mario, un nome qualsiasi per indicare una persona qualunque: quanti invecchiano, senza mai crescere?

Tuttavia, non possiamo non amarlo fin da subito. Perché, in fondo, ci faceva tenerezza vederlo piagnucolare nella sua cameretta, implorando la mamma le acciughe fritte di una volta…

«Di secondo?… boh non so» (è una vita che con Giulia si mangia o il primo o il secondo, non c’ero più abituato). «Ti va la carne?» (la carne? è una vita che con Giulia la carne è sparita quasi completamente dalla nostra tavola perché fa male, la carne! Nemmeno mangiassimo carne di topo)… «Ti faccio una pizzaiola? O preferisci due acciughine impanate e fritte?» (fritte? è una vita che con Giulia il fritto è diventato off limits e che quando lo fa lo asciuga così bene che non basta un rotolo di Scottex) «visto che scendo le posso comprare». «Ecco sì, due acciughine impanate…belle unte».

Licalzi, Lorenzo, Non so, Roma, Fazi Editore, 2009

Acciughe fritte

Le acciughe, in quanto pesce “azzurro”, contengono un alto contenuto di vitamine del gruppo B, vitamina E, calcio, fosforo e i famosi grassi omega 3, che svolgono un ruolo fondamentale nella diminuzione del colesterolo cattivo LDL e aumentano quello buono, HDL. 

Per ottenere un piatto più godereccio, ho passato le acciughe nell’uovo. Nel caso voleste una frittura più leggera, vi consiglio di infarinarle soltanto. Saranno altrettanto croccanti e gustose.

Ingredienti per 4 persone:

  • 1/2 kg acciughe
  • aceto bianco
  • farina
  • 1 uovo
  1. Pulite le acciughe privandole della testa, della lisca e della coda. Adagiatele su un piatto, ricopritele di aceto e lasciatele riposare per 2 ore.
  2. Asciugatele con della carta assorbente per eliminare il liquido in eccesso.
  3. Infarinatele, passatele nell’uovo, friggetele in olio da ambo le parti, fino a quando diventano dorate.

A Mario basta un piatto di acciughe fritte per ritornare adolescente. Anche voi avete qualcosa che vi fa riandare con la mente indietro nel tempo?