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Bolle di sapone quando piove – Crostata di mirtilli

A due anni di distanza, Laura Barile è tornata in libreria con Bolle di sapone quando piove pubblicato anche questa volta da quelle belle persone delle Edizioni Leima.

Ritroviamo Nina, Sandra, Veronica, Celeste che già avevamo amato ne Il forno è ancora tiepido (se non lo conoscete ancora, scopritelo qui). Anna, invece, alla quale ero realmente affezionata, ha subìto l’incedere lento del tempo. Comunque le sarà destinato un cammeo fondamentale.

 Bolle di sapone quando piove Crostata mirtilli veg Alchimiablog Edizioni Leima

Quattro amiche, donne forti raccontate in un momento difficile ed incerto, come il nostro.

Le arrivò al naso un forte odore di muschio e terra. L’odore dell’autunno nei boschi. Sotto quel primo strato multicolore trovò altre foglie, più sottili, più vissute, più scure e compatte. Sporcate dal fango, bucate dai sassi, appiattite dai passi.

Se ne stavano immobili, silenziose e protette dalle foglie cadute dopo di loro.

Invisibili, ma tenaci.

Proprio come si sentiva lei.

Nina è una ragazza di vent’anni con un vissuto terribile alle spalle che procede a tentoni nel trovare il suo posto nel mondo. Accogliente e comprensiva maestra elementare, Sandra si divide tra la sua passione per la cucina, il volontariato in una comunità di minori e il travagliato percorso per l’affido di un bimbo. Testarda e determinata, Veronica è l’esatto opposto della nipote Celeste che gestisce un blog di libri e tenta i primi passi nel mondo dell’editoria.

Laura affronta temi delicati come l’adozione di un minore da parte di una donna single e il mondo delle comunità di bambini senza genitori. Con dolcezza e sensibilità sfiora dubbi e fragilità di ogni donna durante la gravidanza.

Bolle di sapone quando piove edizioni Leima Laura Barile

Più che leggerlo, questo libro vi consiglio di viverlo. Lo si sente sulla pelle, stracarico di emozioni di ogni tipo: si piange parecchio, ma si ride anche tanto: la simpatia partenopea di Marcello, lo scoprirete, è davvero contagiosa. Una volta cominciato sarà difficile staccarsene. Perché questo libro parla di noi: delle nostre sofferenze, paure. Nel frattempo ci incoraggia a continuare a sognare. Quando la strada ci viene sbarrata e tutto sembra perduto, in realtà è solo l’occasione che la vita ci offre per cambiare direzione. E diventare più forti di prima.

Ma le bolle di sapone si possono fare quando piove? Certo che sì. Tutte le cose belle sono possibili. Sempre.

Sapeva che un domani sarebbe stato doloroso lasciare quel piccolo appartamento che per lei aveva rappresentato la rinascita. Tra quelle mure, che aveva tinto di lilla con le sue mani, la vita le aveva insegnato che, per quanti colpi e ferite si possano avere nel cuore, ci può sempre essere un’altra occasione per essere felici. 

Laura Barile, Bolle di sapone quando piove, Palermo, Edizioni Leima, 2021

Bolle di sapone quando piove – Crostata di mirtilli

Crostata di marmellata di mirtilli Bolle di sapone quando piove Edizioni Leima Alchimiablog

“Ok, se non ti dispiace io adesso andrei”, disse Sandra a Celeste, “così dovrei ancora avere il tempo di preparare qualcosa di dolce da portare stasera. Ieri al mercato ho trovato dei mirtilli buonissimi e pensavo di farci una o due crostate, che ne dici?”.

“Che ho già fame. Tanto finché allatto ho la scusa per non fare la dieta, vero?”

“Giusto. Allora rilancio. Scrivi un messaggio sul gruppo e vedi se qualcuno riesce a comprare una vaschetta di gelato al fior di latte.” Celeste, che aveva già recuperato il telefono dalla tasca, la guardava interrogativa cercando di recuperare il nesso tra crostata e gelato.

“Fidati. Io porto la crostata ancora tiepida, o al massimo la riscaldiamo un po’ qui, così inauguriamo anche il forno nuovo. Poi ci versiamo una pallina di gelato al centro, che si squaglierà col tepore della torta e creerà una salsina deliziosa. Vedrai…”

Sandra, all’ultima riunione del club del libro, prepara una crostata di mirtilli. Avendo l’autrice un blog di dolci molto amato Alchimiablog , da dove trarre l’ispirazione per questa ricetta? Quella che vedete in foto è la sua crostata, liberamente tratta da alcune sue versioni presenti sul sito. Al posto di quelli freschi ho usato dei mirtilli acquistati lo scorso settembre dal contadino e poi surgelati. Li ho poi leggermente passati in forno prima di adagiarli sulla torta. Il mio consiglio è di farla riposare una giornata e mangiarla il giorno dopo. Sarà ancora più buona!!! La ricetta è senza latte, senza uova, senza burro e completamente vegan, leggera e altamente digeribile. Così ne possiamo mangiare una fetta in più senza pensieri.

Ingredienti:

  • 380 g di farina
  • 2 cucchiai colmi di fecola di patate
  • 2 cucchiaini di lievito
  • 100 g di zucchero
  • 80 ml di olio di semi
  • 150 ml di latte vegetale
  • mirtilli
  • marmellata di mirtilli

Procedimento:

  • In una ciotola capiente mescolate il latte (a temperatura ambiente) con la fecola di patate, poi aggiungete l’olio e lo zucchero.
    Incorporate infine il lievito setacciato e la farina in modo da formare un panetto sodo ed elastico.
    Questo impasto non richiede riposo, quindi potete stenderlo subito. 
  • Stendete la frolla con l’aiuto di un matterello e foderate una tortiera da 24 cm precedentemente imburrata o foderata di carta forno. Vi avanzerà un po’ di impasto, con il quale potete realizzare semplici biscottini.
    Stendete sul fondo dell’impasto uno strato di marmellata, poi distribuite i mirtilli (lavati e asciugati) su tutta la superficie.
    Ripiegate i bordi verso l’interno.
    Spolverizzate un cucchiaio di zucchero sui mirtilli e infornate a 180° per 30-35 minuti.

Trovate le ricette di Laura a questi due link:

Trovate il libro in tutte le librerie e online su IBS , Amazon

Crostata vegana e vegetariana di marmellata di mirtilli Bolle di sapone quando piove Edizioni Leima Alchimiablog

Il club delle lettere segrete – Torta di mele

Il club delle lettere segrete è una storia semplice, fatta di persone buone che ci somigliano.

L’ufficio postale del paese ha le ore contate e la postina, una madre single con tre figli, sta per perdere il lavoro. 

Che fare? Un’anziana signora s’inventa un modo curioso per aiutare l’amica in difficoltà: inviare una lettera senza mittente con l’invito per il destinatario a fare altrettanto. Una sola la clausola: la corrispondenza deve rimanere segreta.

Così il piccolo ufficio postale inizia a rianimarsi e con lui le molteplici vite di quegli abitanti. Con carta e penna, davanti ad un foglio bianco, ognuno mette a nudo fragilità, paure, sogni e rimpianti.

Feltrinelli Il club delle lettere segrete torta di mele Angeles Donate

Un sistema in disuso che mi ha riportato indietro nel tempo quando anch’io scrivevo lettere e aspettavo con trepidazione di riceverne. 

Carino, delizioso, delicato. Piano piano non vediamo l’ora di leggere un’altra lettera, di entrare in punta di piedi nella vita di un personaggio.

In una di queste missive una celebre poetessa in incognito ricorda la sua giovinezza fatta di riunioni al circolo del paese e di torte di mele. Basta poco per sentirsi felici…

Se non ero in studio o in aula, ero a casa a infornare torte di mele, leggevo racconti agli anziani della casa di riposo e, durante le sere d’inverno, ricamavo insieme a mia madre. Cominciavo a scrivere la tesi, tenevo lezioni e riuscii perfino a pubblicare una prima raccolta di poesie. Non ricordo il titolo, ma anche se me lo ricordassi mi sarebbe impossibile trovarlo. Spero che sia morto di noia in qualche magazzino, insieme ai suoi uccelli che cantano, i tramonti e gli innamorati che si tengono per mano. Luoghi comuni nero su bianco. Era così che mi sentivo, felice come una Pasqua.

Ángeles Donate, Il club delle lettere segrete, Milano, Feltrinelli editore, 2015.

Il club delle lettere segrete torta di mele Feltrinelli

Il club delle lettere segrete – Torta di mele

Di torte di mele ne esistono innumerevoli versioni. La torta che vi propongo è soffice, gustosa, facilmente digeribile e molto semplice da realizzare. Non sembra nemmeno che sia senza glutine, completamente vegetale, senza lattosio, senza burro. Il suo profumo intenso è dato dal limone che con le mele si sposa benissimo. L’olio e la farina di riso la rendono davvero molto leggera, a prova di dieta! Il trucco che la rende così morbida e molto dolce, nonostante la scarsa quantità di zucchero, è dato dal posizionare le fettine di mele in verticale. In questo modo la torta rimane umida e la frutta dona tutto il suo zucchero all’impasto.

Provatela, è deliziosa, vi assicuro!

Nel blog trovi anche:

Il club delle lettere segrete torta di mele

Ingredienti:

  • 3 mele golden;
  • 200g farina di riso;
  • 50 ml olio di riso;
  • 80g zucchero integrale di canna;
  • 1 yogurt alla soia al limone (o altro gusto o altro yogurt);
  • 120 ml latte soia;
  • 1 bustina di lievito;
  • scorza di limone, succo.

Preparazione:

  • Sbucciate le mele e tagliatele a fettine non troppo sottili e irroratele con di succo di limone, così restano bianche.
  • Frullate lo zucchero insieme allo yogurt, il latte e l’olio per qualche minuto.
  • Aggiungete la scorza di limone, la farina setacciata ed il lievito.
  • Trasferite in uno stampo con carta da forno e adagiatevi in verticale le mele, a raggiera.
  • 180° per almeno 30 minuti.

Stoner John Williams – Focaccia di farina gialla

Caro William, perdona la confidenza. Forse dovrei chiamarti Mr. Stoner, come fanno i tuoi studenti. Ma siccome ho assistito impotente a tutta la tua vita, è come se ci conoscessimo da sempre. O almeno, io conosco te.

Sai, è stato insolito. Generalmente quando amo un libro, divoro affamata le pagine, una dopo l’altra, con una furia tale che mi sazio solo quando l’ho finito. Con te no. Ho dovuto chiuderti, rosicchiarti qualche pagina e poi richiuderti ancora. Troppa era la rabbia che mi assaliva, troppi i perché. 

Perché non l’hai lasciata quella megera di tua moglie, Edith? E megera è l’impropero più gentile che mi sia venuto in mente. Ha combattuto contro di te una guerra spietata, perché era troppo debole per sconvolgere se stessa. Ci vuole molto più forza a scavarsi dentro che ad incolpare chi è attorno a noi. E ancora: perché non ti sei ribellato contro le vessazioni di Lomax, contro il mormorio allusivo degli studenti nei confronti di una meritata felicità? Avrei voluto che tu lottassi per tenertela stretta, questa felicità; invece vi hai rinunciato e ti sei arreso. Chissà quale era il vero peso che portavi sulle spalle, che te le ha incurvate fino a raggomitolarti nella tua triste rassegnazione.  

Non sono d’accordo quando dicono che la tua vita è stata insignificante. È stata ingiusta, perché meritavi molto di più. In fondo non bisogna per forza avere successo per significare. Semplicemente, non sei riuscito ad esprimerti compiutamente in questa vita. La passione per la letteratura, l’amore per il tuo lavoro, è forse poco? Questo mondo non era pronto ad accoglierti, a capire la tua sensibilità

Ecco, ti scrivo per dirti che, assieme a migliaia di persone, ti capisco.

D’altronde, però, se anche una virgola della tua dolorosa e travagliata esistenza fosse stata diversa, non so se ti avremmo amato così tanto. E con te la penna di chi ti ha reso immortale.

Stoner

Stoner John Williams – Focaccia di granoturco

Stoner ha vent’anni ed è appena arrivato a Columbia. Lo aspetta un’accoglienza gelida di lontani parenti i quali, per cortesia, gli offrono una focaccia di granoturco.

Era la prima volta che incontrava i Foote e gli sembrava strano presentarsi da loro così tardi.

Lo salutarono con un cenno del capo, studiandolo attentamente. Dopo un istante, durante il quale Stoner, molto a disagio, rimase sulla porta, Jim Foote lo fece accomodare in un salottino pieno zeppo di mobili e chincaglierie che baluginavano appena nel buio. Non si sedette.

“Hai cenato ?”, chiese Forte.

“No, signore”, rispose Stoner.

Mrs Foote gli accennò di seguirla e si avviò felpata in corridoio. Stoner la seguì lungo varie stanze fino alla cucina, dove lei lo fece sedere ad un tavolo. Poi gli mise davanti una brocca di latte e alcune fette di focaccia di granoturco. Stoner sorseggiò un po’ di latte, ma avendo la bocca secca per l’agitazione, non toccò la focaccia.

John Williams, Stoner, Roma, Fazi Editore, 2012.

Ingredienti:

  • 250 g farina 00
  • 150 g farina mais
  • 250 – 280 ml acqua tiepida
  • una bustina di lievito di birra disidratato
  • un cucchiaino sale
  • 5 cucchiai di olio extra vergine

Preparazione:

  1. Setacciate le farine, disporle a fontana. Sciogliete il lievito nell’acqua tiepida, versate l’olio.
  2. Iniziate ad impastare. Solo in un secondo momento, aggiungete il sale.
  3. Dividete l’impasto in due teglie, precedentemente oleate (in alternativa coperte di carta da forno). Lasciate lievitare per almeno un’ora.
  4. Oleate la superficie, cospargendo di sale grosso.
  5. Infornate a forno caldo 180º per 30 minuti.

Dimenticare Palermo – Caponata di melanzane

 

Una New York modaiola, superficiale, ipocrita, viene duramente tratteggiata dalla narratrice ne Dimenticare Palermo, una giornalista italiana che lavora in quella città d’oltreoceano.

Quel sentore di un fasto borghese già vissuto ne Il Grande Gatsby Gli Indifferenti, domina la prima parte del romanzo e sublima nella Sicilia degli anni precedenti il secondo conflitto mondiale. Una terra incontaminata, calda, rigogliosa, genuinamente accogliente, si staglia contro un mondo elitario, freddo, che rispecchia la spigolosità dei suoi grattacieli.

Due realtà culturalmente distanti, arriveranno a convivere separatamente nella Grande Mela. La metropoli americana ospita quella gente fuggita dal sud Italia per necessità e disperazione. O semplicemente per dimenticare.

Ma quella nostalgia siciliana, descritta con amorevole dolcezza dalla protagonista, finirà per naufragare tragicamente proprio a Palermo.

Dimenticarla, dunque? “La Sicilia, signor Bonavia, la Sicilia…”

Impossibile dimenticare Palermo.caponata

“Pronto… È lei che si firma Gianna Meri?… Io vivo nel Kentucky… Che cos’è esattamente la caponata? Dopo aver visitato Segesta bisogna veramente fare una deviazione di quaranta chilometri per andare fino a quella trattoria di cui è la specialità?”

Insistevo. Incoraggiavo.

“Come… Come? Lei non ha mai assaggiato quel piatto?… Ma è il caviale dei siciliani!”

Dolcemente, fermamente, suscitavo l’indispensabile complesso. All’altro capo del filo, la signora del Kentucky si sentiva squassata da un sentimento che non riusciva a esprimere. Allora mischiavo per quella sconosciuta olive e pomodori… Mettevamo piede insieme nell’isola lontana. Tagliavamo a lamelle sottili le melanzane. Più sottili… Più sottili… Mai abbastanza sottili. Aggiungevo il basilico… Il che cosa? il basilico, appena colto, tutto odoroso e ancora caldo di sole. “

Charles-Roux, Edmonde, Oublier Palerme, Paris, Editions Bernard Grasset, 1966.

Traduzione italiana Liliana Magrini, Dimenticare Palermo, Milano, Bompiani Editore, 1967.

Caponata – Dimenticare Palermo

Ingredienti:

  • 4 melanzane lunghe
  • 500 g polpa pomodoro
  • 3 cucchiai passata pomodoro
  • 100 g olive verdi denocciolate
  • 1 cipolla grossa
  • 2 coste sedano
  • 1 cucchiaio capperi
  • 1/2 bicchiere aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • sale, pepe
  • olio extra vergine
  • olio per friggere

Preparazione:

  1. Lavate e tagliate a tocchetti le melanzane con la buccia e mettetele sotto sale per circa 2 ore.
  2. A parte in un tegame soffriggete la cipolla in abbondante olio evo. Aggiungete la passata di pomodoro e la polpa, il sedano a tocchetti, capperi e olive. Aggiustate di sale e pepe. Cuocete a fuoco lento.
  3. Quando il sugo sarà pronto, incorporate zucchero, aceto e fate evaporare.
  4. Strizzate le melanzane, tamponatele con della carta assorbente. Friggetele in abbondante olio.
  5. Unite le melanzane alla salsa e lasciatele insaporire per qualche minuto sul fuoco. Lasciate raffreddare la caponata prima di servire.

Estasi culinarie – Brisée di mele e amaretti

Al terribile protagonista di Estasi culinarie basta una brisée di mele per ritornare bambino.

Con oculata raffinatezza, Muriel Burbery dipinge il cinico disincanto di un uomo per il mondo. Nel frattempo, sfilano  sotto i nostri occhi pietanze di ogni tipo. Le sue non sono descrizioni pantagrueliche, ma un vortice organolettico di sensazioni.

Come ne Il Castello del Cappellaio di A.J. Cronin, anche la figura centrale di Estasi culinarie è crudele, arrogante, inebriata dal successo, dal potere e dal suo stesso carisma.

Il Maestro, così viene definito l’uomo, manifesta un atteggiamento freddo e distaccato con tutti, eccetto il suo gatto. Soltanto il ricordo dei nonni, la loro cucina, l’amore che mettevano nel preparare ogni piatto, gli riscalda il cuore. Da loro deriva la sua passione per il cibo e, di conseguenza, la professione di critico gastronomico.

Il libro si suddivide in due filoni, tra loro intrecciati. Da un lato sentiamo la voce delle persone che hanno orbitato intorno a lui, direttamente o marginalmente. Sono i figli, le amanti, la moglie, la governante, il mendicante sotto casa e la portinaia. Ritroveremo quest’ultima figura nel suo secondo romanzo, L’eleganza del riccio. Dall’altro lato, seguiamo i pensieri del protagonista in punto di morte. Il vecchio infatti ripercorre senza rimpianti la sua vita, alla ricerca di un sapore perduto. Nel farlo, si riappropria di gusti semplici, come un succoso pomodoro maturo, addentato appena colto dall’albero della zia Marthe.

Scritto magistralmente, tradotto altrettanto magnificamente, ogni parola è l’espressione concisa di un sapore. Con la sapiente eloquenza dell’autrice, il libro vola in una attimo verso quel singolare cibo ritrovato.

Estasi culinarie – Brisée di mele

brisée

Una torta di mele, pasta brisée sottile e croccante, i frutti dorati e insolenti sotto il caramello discreto dello zucchero cristallizzato. Finisco la bottiglia. Alle cinque mi serve il caffè corretto con il calvados. Gli uomini si alzano, mi danno una pacca sulla spalla e mi dicono che vanno al lavoro, e che se voglio rimanere per la sera saranno contenti di rivedermi. Ci abbracciamo come fratelli e prometto di tornare un giorno con una buona bottiglia.

Barbery, Muriel, Une gourmandise, Paris, Gallimard, 2000.

Traduzione italiana di Cinzia Poli e Emanuelle Caillat, Estasi culinarie, Roma, Edizioni e/o, 2008

Ingredienti:

  • 100 g farina integrale
  • 50 g farina 00
  • 150 g farina di avena (oppure fiocchi)
  • 80 g zucchero (ho usato quello integrale)
  • 70 ml olio di riso
  • 100 g amaretti
  • 3 mele golden
  • 1 cucchiaino lievito

Preparazione:

  1. In una ciotola mischiare le diverse farine con il lievito. Aggiungere lo zucchero. Versare l’olio ed il latte. Lavorate bene.
  2. Stendere l’impasto con le mani, aiutandovi con le nocche, direttamente sulla teglia, sulla quale avrete disposto un foglio di carta da forno.
  3. Sbriciolate gli amaretti. potete utilizzare un batticarne o un robot da cucina. Sbucciate le mele e tagliatele a fettine sottili.
  4. Cospargete la polvere di amaretti sulla brisée. Adagiatevi sopra le mele a raggiera. In forno 180 º per 30’/35′.

Idea economica! Anziché acquistare la farina di avena, difficile da reperire e costosa, utilizzate dei fiocchi di avena. Frullateli in un macinacaffè o in un robot.