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La saga dei Cazalet Torta di mirtillo

Chi non conosce la saga dei Cazalet? Se non l’avete ancora letta è un’ottima occasione per scoprirla e con lei anche l’ingrediente principe della ricetta tratta dal romanzo: torta di mirtillo residuo zero Sant’Orsola.

Parlare di ben cinque libri – 3049 pagine per l’esattezza – è un’impresa titanica. 

Voglio comunque tentare perché ne vale la pena.

Ammetto che ero molto refrattaria all’idea di immergermi in una saga famigliare così ampia. Temevo di annoiarmi, di stancarmi con il continuo ritorno degli stessi personaggi… quanto mi sbagliavo! Bastano poche pagine e vi sentirete parte di una numerosa famiglia.

Sarete anche voi i Cazalet. Le loro paure, i loro sogni diventeranno vostri. Soffrirete con loro, amerete (molto) e sbaglierete accanto a loro. Vent’anni – è questo il tempo della storia, dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale fino alla soglia degli anni Sessanta – che evaporeranno tra le vostre dita. Alla fine vi dispiacerà lasciarli andare, ne sono certa. A me hanno fatto compagnia lo scorso Natale, venti giorni di pura passione. Ma l’ultimo romanzo non mi decidevo ad iniziarlo, significava dirgli addio e non ero affatto pronta. L’ho rimandato per tutto il mese di gennaio, fino a quando la curiosità ha prevalso. E pensare che non volevo nemmeno leggerli!

Con garbo, leggerezza, ma coraggio, la Howard affronta temi senza tempo – l’omosessualità, la maternità, il ruolo della donna in una società sempre in cambiamento. Temi che sono il filo conduttore di una storia che vi farà piangere, infuriare (ma Archie, come hai potuto?) e gongolare per le scelte dell’autrice (ben ti sta Edward caro).

Vi innamorerete di questi romanzi, come di ogni libro che ha accompagnato la vostra vita per un po’. Inconsapevole del suo ruolo salvifico, vivrà sempre in voi.

Ma cosa c’entra la saga dei Cazalet con la torta di mirtillo?

C’entra, c’entra… perché Sid, compagna silenziosa di Rachel Cazalet, si concede un fine settimana lontano da Londra. Assaggia ogni sorta di prelibatezze in una fattoria in aperta campagna. Tra queste, anche una torta di mirtillo, condivisa con la sua allieva Thelma… 

Per quei tre giorni tutto sembrò semplicissimo: la pensione dove alloggiavano, uniche ospiti, forniva loro il pranzo al sacco e passavano le mattine camminando con la mappa in mano, poi trovavano un angolino tranquillo dove la roccia e l’erica le nascondesse alla vista e lì, dopo aver mangiato, se ne stavano sdraiate l’una accanto all’altra sopra la torba soffice. Non furono disturbate neanche una volta. La sera consumavano sul presto una cena abbondante – i proprietari della pensione possedevano anche una fattoria e perciò servivano agli ospiti delizie come uova, pollo, bacon stagionato in casa e torta di mirtilli -, giocavano a Bezique e Sid le insegnò il gioco degli scacchi, nel quale Thelma si rivelò sorprendentemente brava.

 

Elizabeth Strout, Confusione, Roma, Fazi Editore,  2021.

La Saga dei Cazalet: Torta di Mirtillo Residuo Zero Sant’Orsola

La saga dei Cazalet torta di mirtillo Residuo Zero Sant'Orsola

La torta di mirtillo è realizzata con il Mirtillo Residuo Zero di Sant’Orsola, il primo mirtillo prodotto interamente in Italia privo di fitofarmaci e residui chimici*. Non si tratta semplicemente di un prodotto sano e genuino, ma anche amico dell’ambiente. Viene coltivato infatti in Sicilia, Calabria e nelle Marche con la tecnica del “fuori suolo”, diminuendo sensibilmente il consumo di acqua. Inoltre il packaging è interamente eco sostenibile: vaschette in carta e cellulosa o plastica riciclata. Scelte consapevoli che vogliono ridurre al minimo l’impatto ambientale. 

E il suo sapore? Dolcissimo, vi assicuro. Sono un’assidua consumatrice di mirtilli, ne ho provato di molti, ma di questi sono entusiasta. Hanno una dolcezza esagerata e quando li metti in bocca fanno croc croc! È persino stato Eletto prodotto dell’anno 2022 **

Sono sincera nel dirvi che quando la Sant’Orsola me li ha spediti, in meno di due giorni ho fatto sparire due confezioni. Rendo l’idea? 

Con quello che è rimasto ho realizzato anche questa torta. Senza uova, senza burro e con poco zucchero. Molto sana e leggera. Alta ben 6 cm e soffice come una nuvola!

Ingredienti:

  • 250 g yogurt greco
  • 350 g #mirtilloresiduozero Sant’Orsola
  • 220 g farina tipo 2
  • 60 g amido
  • 80 g zucchero
  • 100 ml olio riso
  • 100 ml latte
  • 1 bustina lievito
  • scorza di un limone

Preparazione:

  1. In una ciotola sbattete lo yogurt, l’olio, lo zucchero e 50 ml latte.
  2. Incorporate le farine setacciate aiutandovi con il latte rimanente, la scorza grattugiata di limone e da ultimo il lievito.
  3. Aggiungete i mirtilli avendo cura di usare una spatola. Tenetene da parte qualcuno per la decorazione.
  4. In forno 180° per 40’.

*CSQA DTP 021 – CERT.N.57433 Residui di fitofarmaci di sintesi chimica inferiori al limite di misurabilità (0,01 mg/kg)

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Zia Mame – Torta di ananas

America, anni Venti. Patrick Dennis è solo un bambino di undici anni quando rimane orfano. L’unica parente che gli rimane è una zia strampalata sorella del padre, zia Mame appunto, da poco defunto.

Avrei presto scoperto che per «mattino» zia Mame intendeva l’una del pomeriggio. Le undici erano «mattino presto», mentre le nove corrispondevano a «notte fonda».

Da quel momento il protagonista del presunto romanzo autobiografico – che giuro sembra vero dalla prima all’ultima riga – ne vivrà di tutti i colori. Frequenta scuole all’avanguardia che precorrono i tempi, anticipando il clima sessantottino di quarant’anni; deve gestire un orfanotrofio improvvisato di piccole pesti rimaste senza genitori durante la Seconda Guerra; si ritrova tra le terre coltivate degli Stati Uniti del Sud a combattere pregiudizi razziali mai sopiti accanto alla Regina di questo libro: lei, Zia Mame. Affascinante, eccentrica, stravagante ed anticonformista fino al midollo e dotata di un’ironia fuori dal comune.

In fondo eccome se Zia Mame è realmente esistita: ogni personaggio di un libro vive nella nostra fantasia.

Torta di ananas – Zia Mame

Il marito di Zia Mame, grande ed autentico amore che le lascerà una fortuna, proviene dal Sud. Durante una visita alla famiglia di lui, la madre e la cognata sono tutte intenzionate a sabotare la novella sposa per nulla gradita. Per riuscire nell’intento preparano  una cena succulenta, ma indigesta. Tra le diverse portate, compare anche una torta all’ananas rovesciata

La cena fu una specie di veglia funebre. C’era una zuppa indicibilmente densa, un enorme arrosto di maiale, patate al forno, patate dolci, polenta d’avena, pane integrale e una torta di ananas scodellata a rovescio, tutte squisitezze che avremmo pagato io con incubi tremendi, Zia Mame con un’acidità di stomaco a quanto pare molto fastidiosa.

Patrick Dennis, Zia Mame, Milano, Adelphi, 2009. 

Eccola qui, direttamente dal libro di ricette della mia famiglia.

torta all'ananas senza farina

Ingredienti:

  • 500 g di ricotta
  • 150 g zucchero
  • 80 g uvetta sultanina
  • 50 g farina
  • 1 bicchierino di rum o marsala
  • 3 uova
  • scorza grattugiata di un limone e di un’arancia
  • 1 bustina di lievito
  • qualche fetta di ananas sciroppato
  • pangrattato q.b.
  • una noce di burro o margarina
  • un pizzico di cannella in polvere (facoltativo)

Preparazione:

  1. Lavate l’uvetta, mettetela a bagno nel rum. A parte in una ciotola schiacciate con i rebbi di una forchetta la ricotta. Se fosse troppo asciutta, ammorbiditela con qualche goccia di latte (anche vegetale). Separate i tuorli dagli albumi.
  2. Unite poco alla volta i tuorli alla ricotta, le scorze di agrumi, la farina. Aggiungete all’impasto una fetta di ananas tagliata a pezzettini e l’uvetta con il rum. Montate a neve gli albumi ed incorporateli nel composto, girando dal basso verso l’alto per non smontarli.
  3. Imburrate uno stampo spolverato di pangrattato. Adagiatevi l’ananas a raggiera, come in foto. Versate il tutto nella teglia. 180° per 30 minuti. Lasciate raffreddare e scaravoltate la torta prima di servire.

Bolle di sapone quando piove – Crostata di mirtilli

A due anni di distanza, Laura Barile è tornata in libreria con Bolle di sapone quando piove pubblicato anche questa volta da quelle belle persone delle Edizioni Leima.

Ritroviamo Nina, Sandra, Veronica, Celeste che già avevamo amato ne Il forno è ancora tiepido (se non lo conoscete ancora, scopritelo qui). Anna, invece, alla quale ero realmente affezionata, ha subìto l’incedere lento del tempo. Comunque le sarà destinato un cammeo fondamentale.

 Bolle di sapone quando piove Crostata mirtilli veg Alchimiablog Edizioni Leima

Quattro amiche, donne forti raccontate in un momento difficile ed incerto, come il nostro.

Le arrivò al naso un forte odore di muschio e terra. L’odore dell’autunno nei boschi. Sotto quel primo strato multicolore trovò altre foglie, più sottili, più vissute, più scure e compatte. Sporcate dal fango, bucate dai sassi, appiattite dai passi.

Se ne stavano immobili, silenziose e protette dalle foglie cadute dopo di loro.

Invisibili, ma tenaci.

Proprio come si sentiva lei.

Nina è una ragazza di vent’anni con un vissuto terribile alle spalle che procede a tentoni nel trovare il suo posto nel mondo. Accogliente e comprensiva maestra elementare, Sandra si divide tra la sua passione per la cucina, il volontariato in una comunità di minori e il travagliato percorso per l’affido di un bimbo. Testarda e determinata, Veronica è l’esatto opposto della nipote Celeste che gestisce un blog di libri e tenta i primi passi nel mondo dell’editoria.

Laura affronta temi delicati come l’adozione di un minore da parte di una donna single e il mondo delle comunità di bambini senza genitori. Con dolcezza e sensibilità sfiora dubbi e fragilità di ogni donna durante la gravidanza.

Bolle di sapone quando piove edizioni Leima Laura Barile

Più che leggerlo, questo libro vi consiglio di viverlo. Lo si sente sulla pelle, stracarico di emozioni di ogni tipo: si piange parecchio, ma si ride anche tanto: la simpatia partenopea di Marcello, lo scoprirete, è davvero contagiosa. Una volta cominciato sarà difficile staccarsene. Perché questo libro parla di noi: delle nostre sofferenze, paure. Nel frattempo ci incoraggia a continuare a sognare. Quando la strada ci viene sbarrata e tutto sembra perduto, in realtà è solo l’occasione che la vita ci offre per cambiare direzione. E diventare più forti di prima.

Ma le bolle di sapone si possono fare quando piove? Certo che sì. Tutte le cose belle sono possibili. Sempre.

Sapeva che un domani sarebbe stato doloroso lasciare quel piccolo appartamento che per lei aveva rappresentato la rinascita. Tra quelle mure, che aveva tinto di lilla con le sue mani, la vita le aveva insegnato che, per quanti colpi e ferite si possano avere nel cuore, ci può sempre essere un’altra occasione per essere felici. 

Laura Barile, Bolle di sapone quando piove, Palermo, Edizioni Leima, 2021

Bolle di sapone quando piove – Crostata di mirtilli

Crostata di marmellata di mirtilli Bolle di sapone quando piove Edizioni Leima Alchimiablog

“Ok, se non ti dispiace io adesso andrei”, disse Sandra a Celeste, “così dovrei ancora avere il tempo di preparare qualcosa di dolce da portare stasera. Ieri al mercato ho trovato dei mirtilli buonissimi e pensavo di farci una o due crostate, che ne dici?”.

“Che ho già fame. Tanto finché allatto ho la scusa per non fare la dieta, vero?”

“Giusto. Allora rilancio. Scrivi un messaggio sul gruppo e vedi se qualcuno riesce a comprare una vaschetta di gelato al fior di latte.” Celeste, che aveva già recuperato il telefono dalla tasca, la guardava interrogativa cercando di recuperare il nesso tra crostata e gelato.

“Fidati. Io porto la crostata ancora tiepida, o al massimo la riscaldiamo un po’ qui, così inauguriamo anche il forno nuovo. Poi ci versiamo una pallina di gelato al centro, che si squaglierà col tepore della torta e creerà una salsina deliziosa. Vedrai…”

Sandra, all’ultima riunione del club del libro, prepara una crostata di mirtilli. Avendo l’autrice un blog di dolci molto amato Alchimiablog , da dove trarre l’ispirazione per questa ricetta? Quella che vedete in foto è la sua crostata, liberamente tratta da alcune sue versioni presenti sul sito. Al posto di quelli freschi ho usato dei mirtilli acquistati lo scorso settembre dal contadino e poi surgelati. Li ho poi leggermente passati in forno prima di adagiarli sulla torta. Il mio consiglio è di farla riposare una giornata e mangiarla il giorno dopo. Sarà ancora più buona!!! La ricetta è senza latte, senza uova, senza burro e completamente vegan, leggera e altamente digeribile. Così ne possiamo mangiare una fetta in più senza pensieri.

Ingredienti:

  • 380 g di farina
  • 2 cucchiai colmi di fecola di patate
  • 2 cucchiaini di lievito
  • 100 g di zucchero
  • 80 ml di olio di semi
  • 150 ml di latte vegetale
  • mirtilli
  • marmellata di mirtilli

Procedimento:

  • In una ciotola capiente mescolate il latte (a temperatura ambiente) con la fecola di patate, poi aggiungete l’olio e lo zucchero.
    Incorporate infine il lievito setacciato e la farina in modo da formare un panetto sodo ed elastico.
    Questo impasto non richiede riposo, quindi potete stenderlo subito. 
  • Stendete la frolla con l’aiuto di un matterello e foderate una tortiera da 24 cm precedentemente imburrata o foderata di carta forno. Vi avanzerà un po’ di impasto, con il quale potete realizzare semplici biscottini.
    Stendete sul fondo dell’impasto uno strato di marmellata, poi distribuite i mirtilli (lavati e asciugati) su tutta la superficie.
    Ripiegate i bordi verso l’interno.
    Spolverizzate un cucchiaio di zucchero sui mirtilli e infornate a 180° per 30-35 minuti.

Trovate le ricette di Laura a questi due link:

Trovate il libro in tutte le librerie e online su IBS , Amazon

Crostata vegana e vegetariana di marmellata di mirtilli Bolle di sapone quando piove Edizioni Leima Alchimiablog

Il club delle lettere segrete – Torta di mele

Il club delle lettere segrete è una storia semplice, fatta di persone buone che ci somigliano.

L’ufficio postale del paese ha le ore contate e la postina, una madre single con tre figli, sta per perdere il lavoro. 

Che fare? Un’anziana signora s’inventa un modo curioso per aiutare l’amica in difficoltà: inviare una lettera senza mittente con l’invito per il destinatario a fare altrettanto. Una sola la clausola: la corrispondenza deve rimanere segreta.

Così il piccolo ufficio postale inizia a rianimarsi e con lui le molteplici vite di quegli abitanti. Con carta e penna, davanti ad un foglio bianco, ognuno mette a nudo fragilità, paure, sogni e rimpianti.

Feltrinelli Il club delle lettere segrete torta di mele Angeles Donate

Un sistema in disuso che mi ha riportato indietro nel tempo quando anch’io scrivevo lettere e aspettavo con trepidazione di riceverne. 

Carino, delizioso, delicato. Piano piano non vediamo l’ora di leggere un’altra lettera, di entrare in punta di piedi nella vita di un personaggio.

In una di queste missive una celebre poetessa in incognito ricorda la sua giovinezza fatta di riunioni al circolo del paese e di torte di mele. Basta poco per sentirsi felici…

Se non ero in studio o in aula, ero a casa a infornare torte di mele, leggevo racconti agli anziani della casa di riposo e, durante le sere d’inverno, ricamavo insieme a mia madre. Cominciavo a scrivere la tesi, tenevo lezioni e riuscii perfino a pubblicare una prima raccolta di poesie. Non ricordo il titolo, ma anche se me lo ricordassi mi sarebbe impossibile trovarlo. Spero che sia morto di noia in qualche magazzino, insieme ai suoi uccelli che cantano, i tramonti e gli innamorati che si tengono per mano. Luoghi comuni nero su bianco. Era così che mi sentivo, felice come una Pasqua.

Ángeles Donate, Il club delle lettere segrete, Milano, Feltrinelli editore, 2015.

Il club delle lettere segrete torta di mele Feltrinelli

Il club delle lettere segrete – Torta di mele

Di torte di mele ne esistono innumerevoli versioni. La torta che vi propongo è soffice, gustosa, facilmente digeribile e molto semplice da realizzare. Non sembra nemmeno che sia senza glutine, completamente vegetale, senza lattosio, senza burro. Il suo profumo intenso è dato dal limone che con le mele si sposa benissimo. L’olio e la farina di riso la rendono davvero molto leggera, a prova di dieta! Il trucco che la rende così morbida e molto dolce, nonostante la scarsa quantità di zucchero, è dato dal posizionare le fettine di mele in verticale. In questo modo la torta rimane umida e la frutta dona tutto il suo zucchero all’impasto.

Provatela, è deliziosa, vi assicuro!

Nel blog trovi anche:

Il club delle lettere segrete torta di mele

Ingredienti:

  • 3 mele golden;
  • 200g farina di riso;
  • 50 ml olio di riso;
  • 80g zucchero integrale di canna;
  • 1 yogurt alla soia al limone (o altro gusto o altro yogurt);
  • 120 ml latte soia;
  • 1 bustina di lievito;
  • scorza di limone, succo.

Preparazione:

  • Sbucciate le mele e tagliatele a fettine non troppo sottili e irroratele con di succo di limone, così restano bianche.
  • Frullate lo zucchero insieme allo yogurt, il latte e l’olio per qualche minuto.
  • Aggiungete la scorza di limone, la farina setacciata ed il lievito.
  • Trasferite in uno stampo con carta da forno e adagiatevi in verticale le mele, a raggiera.
  • 180° per almeno 30 minuti.

Il dolore del mare – Torta d’erbe di Elvira

Il mare accumula il suo dolore al largo e poi lo infrange a riva, in un moto continuo del quale non si stanca mai.

In queste settimane, senza volerlo, mi capitano libri immersi nel sapore dell’acqua salata. Si tratta di letture insulari in cui l’isolamento geografico rispecchia la solitudine dei protagonisti.

Sulla Palmaria, popolosa isola spezzina che nella realtà conta una trentina di abitanti, vive Elvira, una giovane donna che a 20 anni porta il peso di molti lustri di più. Il vuoto lasciato dal marito morto nella Prima Guerra Mondiale è stato felicemente colmato dal loro figlio Ermes. Ma sulla sua tranquillità incombe la dittatura fascista e lo sfacelo della guerra di Spagna. Tanto dolore, troppo per una giovane vita. L’angoscia che affligge Elvira assume per ogni abitante sfumature diverse: è la rabbia di Ilio, socialista, di fronte al declino della democrazia; c’è l’ambizione di Argìa di lasciare il proprio paese per una vita migliore; c’è la maestra Alina che vive la nostalgia di un amore mai vissuto.

E il mare è lì, narratore onnisciente delle sofferenze del mondo.

Alberto Cavanna di mare se ne intende. Ce l’ha nel DNA da generazioni, lo conosce per lavoro e continua ad viverlo per passione, oltre a tratteggiarlo come indiscusso protagonista dei suoi libri. Il dolore del mareambientato proprio nella sua Liguria, è stato candidato al Premio Strega nel 2015 ed è edito per Nutrimenti Edizioni.

Elvira nella sua quotidianità, velata di tristezza, si dedica alle faccende di casa e alla cucina. Mentre discorre con il cognato Ilio prepara una torta d’erbe, con la sfoglia rigorosamente tirata a mano.

 

Il dolore del mare

Il dolore del mare -Torta d’erbe

Lei non rispose nulla e si mise a pulire la verdura nell’acquaio per preparare una torta d’erbe da mangiare dopo la zuppa di legumi. D’altronde quella dove stava da anni era la casa del fratello di suo marito e lei era lì come ospite fino che a lui fosse garbato così. Meglio tacere, intanto non sarebbe cambiato nulla se non in peggio e non era proprio il caso coi tempi che erano.

“Domattina accendetemi il forno, per favore” gli chiese cambiando discorso.

Alberto Cavanna, Il dolore del mare, Roma, Nutrimenti edizioni, 2015.

Ingredienti:

  • 1 rotolo di pasta sfoglia
  • 250 g di ricotta (in Liguria si usa per tradizione la prescinseua)
  • un mazzo di bietolone o spinaci (in Liguria si usa il prebuggiun)
  • 1 uovo
  • un cucchiaio di parmigiano
  • 1 cipolla
  • uno spicchio di aglio
  • maggiorana secca o fresca
  • olio
  • sale e pepe

Preparazione:

  • Mondate e lavate le verdure. Essendo tenere non occorrerà bollirle, lasciatele quindi stufare con olio, aglio e cipolla in una padella senza coperchio. Se buttassero troppa acqua, aumentate la fiamma. Lasciate raffreddare.
  • In una ciotola sbattere l’uovo con una forchetta. Incorporate la ricotta, aggiungete maggiorana secca, parmigiano, le verdure ed un goccio d’olio. Srotolate la pasta sfoglia, adagiatevi il composto, ricoprite con la pasta.
  • In forno a 200 ° per mezz’ora.