uova

“Non so, è uguale”. Con queste parole ripetute a cadenza regolare durante tutto il libro, l’autore ci presenta il signor Mersault. L’io narrante coincide con il protagonista, eppure è come se lo vedessimo dal di fuori. Camus crea un distacco, attraverso l’indifferenza di quell’uomo verso il mondo, per cui noi lo vediamo dall’esterno e lo giudichiamo negativamente per la sua apatia.

La morte della madre, l’amore di una donna nei suoi confronti, tutto gli scivola addosso senza impregnarlo. Al processo che subirà, viene condannato per l’uccisione di un uomo o per non aver pianto al funerale della mamma? Questo muro tra l’autore e il personaggio si abbatte nelle ultime pagine, durante il dialogo tra l’étranger e il cappellano penitenziario. È Camus a parlare, a risvegliarci da quel torpore caldo umido in cui lui stesso ci ha avvolti: Mersault non è perturbato da ciò che lo circonda o, mutando prospettiva, siamo noi quelli impassibili?

Lo critichiamo, ignorando una colpevole connivenza che ci accomuna. Ci appare estraneo poiché diverso da noi, presupponendo altezzosamente che la sua freddezza non ci appartenga. È in realtà “straniero” perché l’unico consapevole della sottile indifferenza di questo mondo.

L’accidia apparente che lo caratterizza traspare anche nella scena delle uova al piatto, consumate svogliatamente in cucina. Si prepara delle semplici uova al piatto perché non ha voglia di pranzare al bistrot di Céleste, come sua abitudine, in modo da schivare l’imbarazzo che eventuali domande sulla morte della madre avrebbero suscitato. Le mangia direttamente in padella, deduco per la comprensibile pigrizia di lavare le stoviglie. Occorrerebbe qualche fetta di pane, ma non ha nessuna intenzione di uscire di casa a comprarlo.

Je ne voulais pas déjeuner chez Céleste comme d’habitude parce que, certainement, ils m’auraient posé des questions et je n’aime pas cela. Je me suis fait cuire des œufs et je les ai mangés à même le plat, sans pain parce que je n’avais plus et que je ne voulais pas descendre pour en acheter.

Camus, Albert, L’étranger, Paris, Gallimard, 1946

Uova al piatto

 

Dopo la ricetta delle acciughe, ecco un’altra idea per un secondo sfizioso e veloce. Data la semplicità del piatto, per una migliore riuscita e maggiore gradevolezza al palato, vi consiglio di utilizzare ingredienti di prima qualità, magari a km ∅ . È il caso delle uova che bisognerebbe scegliere, se possibile, biologiche, del contadino. Infine giusto due parole sul sale rosa. Lo preferisco rispetto al comune sale marino, usato comunque con moderazione, per le sue innumerevoli proprietà e benefici. Per ulteriori informazioni visitate questo articolo, redatto da Monica Vadi per il blog Generazione Bio e pubblicato anche sul sito Cucinare sano e gustoso http://www.cucinaresanoegustoso.it/cosa-accade-nel-tuo-organismo-se-usi-sale-rosa/

Ingredienti per 2 persone:

  • 2 uova biologiche
  • 8 olive taggiasche
  • 2 cipollotti
  • 2 cucchiai olio extra vergine oliva
  • 1 pizzico sale rosa
  • 1 pizzico pepe nero

Scaldare leggermente l’olio e versarvi i cipollotti tagliati a rondelle. Far appassire con un pizzico di sale rosa. Aprire le uova nella stessa padella, e aggiungere le olive. Infine spolverare con del pepe nero. Servire ben caldo, accompagnato da due fette di pane casereccio.

 

2 Comments on Uova al piatto | Lo Straniero

  1. È proprio vero : le uova biologiche hanno il vero sapore delle uova! Sperimentato da Pitú che ha la fortuna di mangiarle alla coque.
    Una ricettina semplice ed invitante.
    Di certo non è invitante l’atmosfera che si respira ne Lo straniero ma senza dubbio testimonia la difficoltà esistenziale anche del vivere nostro contemporaneo.
    Letto nell’età della giovinezza !

    • Effettivamente in queste pagine si respira un’atmosfera asfissiante. La chiave di lettura di questo libro è però, sempre, drammaticamente attuale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.