Crea sito
Book_Menu

piatto unico

Lenticchie in umido | Il Castello del Cappellaio

Il castello del cappellaio (qui in foto con la zuppa di lenticchie) ha tutte le carte in regola perché possa definirsi un appassionante romanzo d’altri tempi. Un ambiente famigliare arido e asfissiante, personaggi che combattono per emanciparsi o finiscono per soccombere. Ma è proprio la lotta, l’oscillazione tra la sicurezza della prigione e la paura della libertà, a farci restare incollati ad ogni pagina.

In una grigia cittadina della Bassa Scozia vive un burbero cappellaio, Brodie. È un uomo arido, egoista, incapace di provare sentimenti. Ama solo se stesso e la finta rispettabilità sociale acquisita. Ad espressione del suo carattere eccentrico – immaginatevelo camminare con il petto gonfio di orgoglio, convinto di essere ammirato da sguardi invidiosi – si erge una casa spigolosa e triste, da lui ideata.

Al di fuori di quelle mura viene deriso per la sua goffa sicumera; all’interno vi rinchiude, sottomettendola, la sua famiglia: una moglie devota; una madre famelica; un figlio che mastica ribellioni fallite; una ragazza sognatrice ed una bambina studiosa, con tanta voglia di vivere spensieratamente la sua tenera età. Ognuno di essi riesce a ritagliarsi una parentesi da quella realtà asfissiante, abbandonandosi alla lettura o semplicemente desiderando una vita diversa. Solo la piccolina non trova posto per sé, data l’ingombrante presenza del genitore che sfrutta le qualità intellettive della bambina per la propria ascesa sociale.

Soltanto chi avrà il coraggio di continuare a sognare riuscirà a salvarsi, lasciando a quell’uomo il destino che merita.

lenticchie

Lenticchie in umido – Il Castelo del cappellaio

In questo estratto tratto da Il Castello del Cappellaio, la signora Brodie, qui chiamata semplicemente Mamma, offre amorevolmente al figlio un piatto di zuppa di lenticchie. Il ragazzo la rifiuta nel tentativo maldestro di imitare il padre.

«Riposati, riposati, allora, ragazzo mio» esclamò la Mamma. «Sei a casa tua, adesso, e questo è l’importante.» Poi tacque, poiché aveva tante cose da dire che non sapeva da quale cominciare; e si rese conto che, prima di potersi permettere di soddisfare la sua curiosità, doveva preparare per lui qualche cosa che lo rimettesse in forze, un buon cibo onesto, preparato dalle sue mani amorose. 

«Ho tanta voglia di sentirti raccontare tutto, Matt.» gli disse «Ma prima ti preparerò qualcosa da mangiare.» Ma Matt fece un gesto come per rifiutare il cibo. «Sì, caro, un po’ di prosciutto, o una tazza di zuppa di lenticchie. Ti farà bene. Ti ricordi di quella buona zuppa nutriente che facevo per te? Ti è sempre piaciuta tanto.» « Non ho voglia di mangiare; adesso, sono abituato a pranzare tardi, la sera; e poi ho preso qualche cosa a Glasgow.» La Mamma fu un po’ delusa, ma insisté: «Avrai sete, dopo tutto questo viaggio, figlio mio. Prendi una tazza di tè. Nessuno sa farlo come lo faccio io.» 

Cronin, Archibald Joseph, Hatter’s Castle, London, Victor Gollancz, 1931

Traduzione italiana di Aldo Camerino e Carlo Izzo, Il Castello del Cappellaio, Milano, Bompiani, 1951

E dopo il porridge, lo ritroviamo con una zuppa di lenticchie.

Ingredienti:

  • 250 g lenticchie
  • mezzo porro o una cipolla
  • 2 carote
  • bietoline
  • 1 foglia di alloro
  • un gambo di sedano
  • 1 foglia di salvia
  • pomodoro secco
  • sale
  • olio
  • acqua q.b.

Preparazione:

  1. Tritate sedano, carota e cipolla (o se preferite del porro) e rosolate in un capiente tegame.
  2. Aggiungete le lenticchie, il pomodoro secco, le bietoline, le foglie di alloro e salvia. Coprite il tutto con acqua ed aggiustate di sale.
  3. Portate a bollore e mettere il coperchio. Cuocete per il tempo indicato nella confezione.

 

Melanzane alla parmigiana | L’Ingrediente perduto

 

parmigiana

La pasta alle vongole , tratta da L’Ingrediente perduto, aveva un sapore decisamente estivo. Sul finire dell’estate godiamoci una ricetta dello stesso libro. Stavolta si tratta di un piatto legato ad un addio…

Sono bastati dieci anni, i primi della sua vita trascorsi sull’isola di Stromboli, per forgiarle carattere, identità e cultura.

Un giorno Rosalia Mustazzone sale su una nave alla volta de “La Merica“. Iddu, il vulcano, non lo rivedrà mai più, ma lo porterà per sempre impresso nella sua mente. Assieme al profumo del mare, del pesce appena pescato e all’odore caldo del sole. In quel mondo così diverso da lei, resterà sempre italiana. Siciliana, per la precisione. Con forza si attaccherà a queste radici, per sopravvivere. 

La figlia Connie, invece, vorrebbe recidere quei legami con una terra che lei ignora. Invano, lotterà rabbiosamente contro la propria famiglia per sentirsi pienamente americana. Fino a sprofondare nel mondo folle e superficiale che si era creata. 

Sandy, nata da Connie, cercherà affannosamente e in modo doloroso, l’amore che la sua stessa madre le aveva sempre negato. 

In questa storia declinata al femminile, gli uomini fanno solo da cornice. Ciascun capitolo del libro viene infatti raccontato da una donna della famiglia. Ognuna alla ricerca del proprio ingrediente perduto: l’amore. 

Rosalia ha coltivato per un’intera vita i ricordi d’infanzia; Connie, odiando se stessa, implorava un sentimento compensativo dagli altri; Sandy desiderava solamente l’affetto di sua madre. L’ultima nata, Sarah, diventerà la sintesi e la soluzione di queste emozioni, che confluiranno nell’amore sconfinato per il cibo, per il luogo da dove proviene e per una famiglia che non ha mai conosciuto. 

Una bambina di 10 anni sta per lasciare per sempre Stromboli e salire su una nave che la porterà dall’altra parte del mondo. Poco prima della partenza, la nonna Concetta prepara le melanzane alla parmigiana.  

L’amore per la sua isola e per le persone che non rivedrà mai più, il dolore del ricordo che diventa nostalgia è tutto in quelle melanzane. Il piatto più buono che mangerà in tutta la sua vita.

Nonna Concetta per l’occasione aveva preparato la parmigiana. Io e za’ Tindara mangiammo forsennate senza alzare gli occhi dal piatto. Mai mi era sembrata tanto buona, mai le melanzane mi erano parse così dolci e croccanti, mai la salsa era stata così morbida e compatta, il basilico intenso e profumato, e il formaggio ben maritato con gli altri ingredienti. Una festa per gli occhi, per il naso, per la vucca, e per il cuore. Criditti allora di capire l’anima di quel piatto. Quella era molto di più di una semplice parmigiana. Era l’Isola che ci dava il suo addio.

Aphel Barzini, Stefania, L’Ingrediente perduto, Milano, Sonzogno editore, 2009

Melanzane alla parmigiana

Le melanzane alla parmigiana piacciono proprio a tutti. Per un piatto ancora più sostanzioso, potete aggiungere del prosciutto cotto. Per chi preferisse una preparazione più leggera, invece di friggere le melanzane, consiglio di grigliarle. Risulteranno più digeribili e ugualmente saporite.

Ingredienti:

  • 5 melanzane
  • 2 mozzarelle
  • sugo di pomodoro già cotto
  • parmigiano grattugiato
  • 1 uovo
  • basilico
  • sale 
  • olio

Preparazione:

  1. Sbucciate le melanzane, tagliatele a fette e tenetele sottosale per mezz’ora circa. Scolatele e tamponatele con della carta assorbente. Friggetele in poco olio.
  2. Una volta dorate, eliminate l’unto in eccesso con altra carta assorbente. In una pirofila precedentemente irrorata con olio, componete la parmigiana. Coprite il fondo della teglia con uno strato di sugo, poi le melanzane, la mozzarella, altro sugo, parmigiano e foglie di basilico.
  3. Continuate ad alternare gli strati fino al completamento degli ingredienti. Ultimate con le melanzane cosparse di sugo, uovo sbattuto e parmigiano. In forno a 180° per 20 minuti.

Come Rosalia, siete legati a qualche piatto che vi ricorda un addio?

 

 

Pasta con le vongole | L’Ingrediente perduto

 

vongole

Sono bastati dieci anni, i primi della sua vita trascorsi sull’isola di Stromboli, per forgiarle carattere, identità e cultura.

Un giorno Rosalia Mustazzone sale su una nave alla volta de “La Merica“. Iddu, il vulcano, non lo rivedrà mai più, ma lo porterà per sempre impresso nella sua mente. Assieme al profumo del mare, del pesce appena pescato e all’odore caldo del sole. In quel mondo così diverso da lei, resterà sempre italiana. Siciliana, per la precisione. Con forza si attaccherà a queste radici, per sopravvivere. 

La figlia Connie, invece, vorrebbe recidere quei legami con una terra che lei ignora. Invano, lotterà rabbiosamente contro la propria famiglia per sentirsi pienamente americana. Fino a sprofondare nel mondo folle e superficiale che si era creata. 

Sandy, nata da Connie, cercherà affannosamente e in modo doloroso, l’amore che la sua stessa madre le aveva sempre negato. 

In questa storia declinata al femminile, gli uomini fanno solo da cornice. Ciascun capitolo del libro viene infatti raccontato da una donna della famiglia. Ognuna alla ricerca del proprio ingrediente perduto: l’amore. 

Rosalia ha coltivato per un’intera vita i ricordi d’infanzia; Connie, odiando se stessa, implorava un sentimento compensativo dagli altri; Sandy desiderava morbosamente l’affetto di sua madre. L’ultima nata, Sarah, diventerà la sintesi e la soluzione di queste emozioni, che confluiranno nell’amore sconfinato per il cibo, per il luogo da dove proviene e per una famiglia che non ha mai conosciuto. 

La ragazza è la bisnipote di Rosalia e ha ereditato da quest’ultima la passione per la cucina. Per la cena con il fidanzatino, pensa di preparare pasta con le vongole. In realtà non le cucinerà…

Così ieri mi è venuta voglia di una pasta con le vongole. Sapevo dove trovare le più piccole e palpitanti. Le avremmo mangiate con gli spaghetti, assaporandole piano, senza fretta.

Aphel Barzini, Stefania, L’Ingrediente perduto, Milano, Sonzogno editore, 2009

Pasta con le vongole

 

Un piatto tipicamente estivo che profuma di mare…

Ingredienti per 2 persone:

  • un sacchetto di vongole fresche
  • 10 pomodorini
  • 2 spicchi d’aglio
  • 160 g spaghetti
  • prezzemolo
  • peperoncino
  • olio
  • sale

Preparazione:

  1. Immergete le vongole in acqua e sale per un paio d’ore. Sciacquterle bene sotto l’acqua corrente. In una padella mettete olio, aglio, le vongole e coprire con il coperchio.
  2. Non appena si aprono filtrare l’acqua che si è creata. Per l’operazione utilizzate un colino sul quale appoggiare un dischetto di cotone, così da eliminare la sabbia.
  3. Preparate un soffritto di aglio e prezzemolo. Aggiungete i pomodorini e il peperoncino a piacere. Incorporate le vongole e l’acqua precedentemente filtrata. Scolate gli spaghetti molto al dente e ultimare la cottura nel sughetto delle vongole. In questo modo la pasta si impregnerà di tutto il loro sapore. Spolverate il piatto con del prezzemolo fresco tritato.

La prosivendola – Cuscus di verdure

 

Geniale La prosivendola.

Capro espiatorio per eccellenza nella letteratura dei giorni nostri, ritroviamo Benjamin Malaussène nel terzo capitolo della saga concepita da Daniel Pennac. Questa volta lavora per le edizioni del Taglione. Si occupa prima di ammansire le ire degli scrittori respinti, poi veste i panni del famoso J.L.B., autore di punta della casa editrice dal nome evocativo.

Con 200 milioni di copie vendute lo scrittore, mai apparso in pubblico, inventa un genere il realismo capitalista, superando l’omologa corrente ottocentesca francese o il verismo italiano. Il tema centrale non ruota soltanto attorno all’ascesa dell’emarginato, ma alla contabilizzazione del suo guadagno. Forse una critica velata di Pennac al bisogno spasmodico, così diffuso, di accumulare denaro. Lo stesso Malaussène, rischiando la vita, si traveste da J.L.B. in cambio di un lauto compenso.

Attorniato immancabilmente da una grande e variegata famiglia, fulcro pulsante della sua identità, veniamo introdotti in un mondo reale al limite dell’inverosimile. Sappiamo tutto di Malaussène, dei suoi umani sentimenti che lo rendono ai nostri occhi irresistibile.

La famiglia, appunto, gli suggerisce di prendere peso per assumere, nel modo più convincente possibile le sembianze di un illustre letterato. In fondo tutti i grandi écrivains avevano qualche chiletto in eccesso.

Il cuscus di Yasmina è la pietanza prescelta per riuscire nell’intento.

Mangia, Benjamin, mangia, figliolo.

-Non ce la faccio più, Amar, grazie, dai, veramente…

-Come, “dai, veramente”?…Vuoi diventare un grande scrittore, sì o no?

-Chiudi il becco Hadouch.

-Perché tutti quelli che si sono fatti un nome nella vostra letteratura di infedeli, i vari Dumas, Balzac, Claudel erano piuttosto ben messi, è vero.

-Simon, chiudi il becco.

-Secondo me, facevano come Ben, si riempivano di cuscus.

-Mo ha ragione, sì, in fondo, a pensarci bene, tutto viene dall’Islam.

-Mi domando se Flaubert sarebbe riuscito a sfornare comare Bovary senza il cuscus…

-Mi volete lasciare un po’ in pace voi tre, sì o no?

-Un’altra porzione, Ben.

-Dai J.L.B., ce n’è ancora un po’.

Pennac, Daniel, La prosivendola, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1991.

Cuscus di verdure

L’ideale per questo cuscus, che profuma di primavera, è utilizzare delle verdure fresche, di stagione.  In alternativa, delle verdure surgelate andranno bene. Per un cuscus vegetale, sconsiglio l’uso della carne.

Ingredienti per 4 persone:

  • 320 g cuscus pronto in 5 minuti
  • 2 cipollotti
  • 3 carote
  • 150 g fave fresche già sgranate
  • 150 g piselli freschi già sgranati
  • 3 carciofi
  • 1 mazzo bietoline
  • 1 scatola pomodoro a pezzetti
  • 300 g spezzatino manzo (facoltativo)
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
  • peperoncino

Pulire e lavare tutte le verdure. Appassire nell’olio i cipollotti tagliati finemente. Far rosolare la carne. Aggiungere il pomodoro, le carote a tocchetti, i piselli, le bietole sminuzzate e il peperoncino (se gradito). Salare. Lasciare cuocere una mezz’ora, quindi unire i carciofi a spicchi e proseguire la cottura. Il condimento del cuscus deve rimanere brodoso. Se necessario, versate di tanto in tanto dell’acqua calda. Preparare il cuscus secondo le modalità riportate sulla confezione. Sgranarlo con olio, inumidirlo con il brodo del condimento e condirlo con parte della verdura. Coprire con un coperchio e far riposare. Servire il cuscus con il restante condimento.

A neve ferma – Lasagna radicchio taleggio e noci

Semplice, come una di noi. E come noi, Emma, protagonista di A neve ferma, ha dei sogni. Proprio per inseguirli, lascia il suo impiego da supplente precaria di storia, si iscrive ad un corso per pasticceri e va a lavorare nel famoso laboratorio Delacroix di Torino. In questo contesto avrà modo di esplicare al meglio la sua naturale abilità nell’arte dolciaria. Con coraggio, la sua vita subirà non pochi cambiamenti.

Come suggerisce il titolo, che allude alle chiare d’uovo ben montate, il cibo, soprattutto dolce, aleggia per tutto il racconto, compagno indiscreto nelle vicende dei diversi personaggi.

Possiamo solo immaginare il profumo di torte prelibate, fragranti bignè, lussureggianti banconi che ostentano ogni sorta di preparazione zuccherina, senza che questi vengano presentati nel dettaglio.

Soltanto in due occasioni l’autrice descrive le pietanze, conferendo al mangiare una valenza sociale.

Nel primo caso il lettore è introdotto nell’abitazione privata del pasticcere. Nel sontuoso salone la cameriera serve raffinate polpettine di pollo, sformato di spinaci con fonduta e una delicata spuma di torrone. Ogni commensale consuma il suo piatto svogliatamente, con distacco e in solitudine. Inevitabilmente la cena diventa lo specchio di malesseri famigliari. Nella pagina successiva la scena si svolge nella rumorosa casa del lavapiatti di Delacroix. La madre ha appena cucinato per la sua numerosa famiglia un piatto semplice, godereccio e conviviale che fa felice tutti: la lasagna.

lasagna radicchio taleggio

Il litigio era scoppiato imprevisto nel tinello di via Mezzaluna, dove Tinco, Vale e le gemelle stavano trascorrendo un tranquillo dopopranzo domenicale a base di televisione. I genitori e i nonni si erano ritirati nelle rispettive camere per smaltire la lasagna, e niente lasciava presagire quella rissa, scoppiata nel minuto preciso in cui Tinco aveva comunicato a Valentina che Emma e Camelia lo avevano scelto come secondo assistente per il concorso.

Bertola, Stefania, A neve ferma, Milano, Mondadori, 2006

A neve ferma – Lasagna al radicchio taleggio e noci

 

Questa lasagna mette insieme l’amaro del radicchio rosso, il piccante del taleggio e la nota croccante data dalla frutta secca. Un piatto semplice dal sapore intenso. Per la lasagna al posto della pasta fresca fatta in casa, per comodità potete usare delle sfoglie già pronte.

Ingredienti:

Per la sfoglia:

  • 300 g farina
  • 3 uova
  • sale

Per il condimento:

  • 3 cespi di radicchio rosso
  • 250 g taleggio
  • 8 noci
  • 30 g pinoli
  • 1 scalogno
  • olio extra vergine
  • parmigiano

Per la besciamella:

  • 1 noce burro (o margarina)
  • 2 cucchiai rasi farina
  • 300 ml latte (anche vegetale)
  • sale

Preparazione:

  1. Impastate la sfoglia, ricavatene dei rettangoli che verranno cotti in acqua bollente con un filo d’olio. Dopodiché adagiateli su un canovaccio.
  2. In una padella fate appassire lo scalogno con un filo d’olio. Aggiungete il radicchio lavato e tagliato a striscioline sottili, aggiustate di sale e pepe e continuate la cottura per 20 minuti circa.
  3. Irrorate il fondo di una teglia con olio e cospargete di besciamella. Iniziate a comporre gli strati della lasagna con il radicchio, fiocchi di taleggio, besciamella, noci sminuzzate e pinoli. Continuate fino ad esaurimento degli strati. Concludete con besciamella ed una spruzzata di parmigiano.

Per una lasagna 100% vegetale eliminate il taleggio.