gelo di anguria

Da maggio a settembre di ogni anno, la famiglia del barone Agnello amava trascorrere le vacanze estive a Mosé, la tenuta di campagna nell’agrigentino. La scrittrice ci fa rivivere, in pieni anni Cinquanta, le sue estati da bambina, il cui tempo viene scandito dalla stagionalità di una natura incontaminata. Ad ogni pagina amalgama ricordi diversi con parenti, amici e tanto cibo.

Seduti attorno a grandi tavolate, vengono degustate inimmaginabili prelibatezze. Le eclettiche melanzane sono rielaborate in polpette, cotolette o trasformate in superbe caponate e parmigiane. In quella grande cucina sempre in fermento, si preparano verosimili falsi, come il formaggio poco stagionato chiamato tuma, cucinato all’argentiera. Infatti, se mangiato ancora caldo, si camuffa perfettamente in un succulento filetto. Si percepisce il profumo della finta trippa di frittatine gialle, che non aveva niente da invidiare al piatto originale. Immancabili i dolci come la zuppa inglese imbevuta di liquore di alchermes e farcita con crema pasticciera, pere cotte e cannella. E ancora biscotti, pasticciotti, panzerotti ripieni di ricotta e cioccolato…

Passano gli anni, Simonetta cresce e, viste anche le difficoltà economiche della famiglia, partecipa volentieri alla gestione della cucina. Qui scopre trucchi, segreti, accorgimenti come l’onnipresente filo d’olio a crudo che conferisce vigore ad ogni sorta di pietanza.

Giunti alla conclusione del libro con l’acquolina in bocca, abbiamo l’occasione di consultare le 28 ricette incontrate durante la lettura, sapientemente approfondite dalla sorella Chiara Agnello.

Così, in qualsiasi parte del mondo ci troviamo, sembrerà anche a noi, come a lei, di assaporare il caldo aroma di quelle estati a Mosé.

L’altro dolce di piena estate era il gelo di mellone, ovvero di anguria. Mi piaceva spremere la polpa con le mani, pigiarla contro la superficie bucherellata del vecchio passapomodoro di alluminio – una specie di grattugia senza denti – e ascoltare il gocciolìo del succo sul metallo; spremevo fin quando in pugno non mi rimaneva altro che un malloppo di fibre e semi neri – una leccornia per le galline di Rosalia. 

Agnello Hornby, Simonetta, Un filo d’olio, Palermo, Sellerio editore, 2011.

 

Gelo di anguria

 

Tra le tante ghiottonerie presentate nel libro, come già preannunciato nell’articolo su Il Secolo XIX, il gelo di anguria mi sembra perfetto per tirare un sospiro di sollievo dalla calura estiva. Chiara Agnello consiglia di spremere la polpa attraverso un passapomodoro o una centrifuga. Non possedendo il secondo attrezzo, ho optato per il primo e i risultati sono stati rapidi ed eccellenti comunque! La lista degli ingredienti è riportata integralmente come nel libro; la preparazione è invece sinteticamente rielaborata.

Ingredienti:

  • 1l di succo di anguria
  • 60g amido
  • da 80g a 250g zucchero (secondo la dolcezza del frutto)
  • 80g-100g cioccolato a pezzetti

Preparazione:

  1. Tagliate l’anguria a tocchetti e passarla nel passapomodoro, fino a ricavarne 1 litro di succo.
  2. In una casseruola sciogliete l’amido nel liquido appena ottenuto, continuando a girare fino a quando la polvere non si sia completamente dissolta, senza grumi. Aggiungete lo zucchero. A questo punto mettete sul fornello, dapprima a fiamma bassa per circa 7-8 minuti, successivamente a fuoco medio per 5 minuti, senza smettere mai di mescolare.
  3. Quando il composto diventa molto denso, versatelo nelle rispettive ciotoline alternando strati di gelo di anguria a pezzetti di cioccolato. Lasciate raffreddare prima di conservare in frigorifero.

Un fresco gelo di anguria rappresenta per Simonetta Agnello Hornby l’estate di quando era piccola. E la vostra estate, com’era? C’è qualcosa in particolare che vi ricorda quel periodo?

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